Il 5°Clone



Io sono mio fratello



Io sono mio fratello
di Andrea "Rayn" Fidone

Icaronte.

Questo è il nome che ho deciso di darmi ora, al compimento del mio 25esimo anno di età, calpestando terre a me sconosciute. Solitario.

Andando contro la volontà di mio padre, quell'umile inetto. Andando contro la volontà di mia madre, quell'apprensiva campagnola.

Lo lessi 4 anni fa, su un libro preso in prestito - e mai più riportato - nella biblioteca di Shadowdale.

Nelle "lontane terre d'Oriente" è pratica comune: quando si crede di aver raggiunto la "maturità", si cancella il nome donato dai genitori e se ne sceglie uno proprio. Da tempo vedo tutto in modo diverso, non è maturità, è solo una differente percezione di ciò che mi circonda. Ma tanto basta. Non mi delego l'autorità di dirmi maturo.

Il libro diceva che questo cambiamento dev'essere in concomitanza con un processo di crescita più vasto e generalizzato, una vera svolta. Ma cosciente e volontaria.

Ebbene, credo sia giunto il momento di andare. Di lasciarmi alle spalle un mondo di "un giorno farò..." e di prendere QUEL "giorno". Per la collottola.

Lascio Highdale una volta per tutte. Lascio mio padre, fabbro instancabile ma stanco di tutto. Lascio mia madre, forte e determinata ma logorata dal dolore. Lascio mio fratello, che a sua volta lasciò me.

Dopotutto mio padre voleva un figlio cavaliere. Come sarebbe uscito dalla sua squallida vita, altrimenti? E allora le provò tutte, per farcelo piacere. Il sacrificio, il dolore, il combattere.

Guerra.

"Non esistesse, bisognerebbe inventarla", diceva. "Io non avrei di che lavorare, voi non avreste di che sognare, figli miei." Come se le illusioni fossero a comando.

Ma alla fine centrò il bersaglio. Due su due. Mio fratello partì per il Cormyr, voleva diventare un Drago Purpureo e fare poi ritorno, da paladino della giustizia, togliendo dalla semi-povertà l'intera famiglia. Magari in sella a un cavallo bianco, bardato a battaglia.

Le illusioni di mio padre cessarono quella fredda mattina d'inverno. Il cavallo c'era, non c'era il cavaliere. Solo un ragazzo troppo giovane. Nudo, trafitto e derubato.

Mia madre, aspettandosi un ritorno certamente più trionfale, non resse il dolore. Morì dell'apprensione che l'aveva sempre caratterizzata, quella stessa mattina.

Mio padre disperò. Puntava tutto sul figlio maggiore. Lo vedeva già in armatura violacea a brandire la spada ed elargire giustizia in ogni fendente. Ma il cordoglio durò il tempo della sepoltura, di madre e figlio.

Il dolore divenne odio. L'odio divenne ira. L'ira divenne forza. Che scatenò in tutte le forme possibili sul figlio minore. Icaronte.

Lavoravo alla fucina di notte, mi allenavo di giorno. Nessuna sosta, nessuna pietà. Se nel mio "maggiore" aveva visto un cavaliere, in me vedeva tutto quello che nessuno, dell'intera famiglia, fosse mai stato. Abile fabbro, poderoso guerriero, leale cavaliere. E uomo.

UOMO.

Avevo 15 anni.

Crebbi nel sacrificio. Il dolore divenne odio. L'odio divenne ira. L'ira divenne forza.

Una forza così smisurata e cocente da resistere dieci, lunghi anni. Mio padre morì di malattia dopo nove. Ma mi aveva tramutato in automa. Per un anno feci esattamente tutto quello che facevo in sua presenza. E anche di più: trovavo il tempo di leggere, studiare, imparare.

E scoprii che c'era di più della spada, che c'era di più di quanto non colpisse l'occhio. Tantomeno il ferro.

Ci sono domande. Ci sono risposte.

E scoprii che la curiosità è un grande dono. Che la sete di sapere, di apprendere, di conoscere, non è da tutti. Ora vedevo tutto in modo diverso. Ero libero. Di pensare, di fare, di agire.

Non avevo intenzione di passare una vita piagnistea, nel rimorso di non aver fatto o nel sogno di fare. Volevo una vita concreta, pragmatica, retta.

Ho scoperto che farmi domande porta al voler trovare risposte.

In cosa credo?

Credo nell'equilibrio delle cose.
Nel destino già scritto su un libro con pagine da riempire.
Nel "raccoglierai quel che hai seminato".
Nel seguire una vita di rettitudine, nel rispetto e nella ricerca di qualcosa di sempre più "alto".
Nel combattere per qualcosa di superiore ma al tempo stesso per te, per quello a cui tieni, per niente.
Nel sacrificio del "piccolo" per il bene del "grande".
Nel cambiare le cose con le proprie mani, ché il mare è formato da singole gocce.
Nel "i mezzi giustificano il fine".
Nella madre troppo debole per osare.
Nel padre troppo forte per potere.
Nel fratello troppo giovane per morire.


Io sono come mio fratello. Io SONO mio fratello.

No.

Io sono Icaronte.   

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