Il 5°Clone



La ragazza di fuoco

[Nota: durante il racconto si troverà del testo scritto con caratteri differenti, tale testo è da ritenersi parlato in una lingua diversa da quella che i personaggi usano per esprimersi normalmente.]

L'uomo giunse alle porte della città all'alba, spense il quad elettrico, scese, si tolse il casco e si mise ad aspettare; aveva passato da poco i 20 anni, carnagione scura, capelli ed occhi castani, il fisico robusto ed asciutto, il volto abbronzato di chi vive all'aria aperta; fece un cenno alle guardie che, riconoscendolo, risposero annoiate.

Marcus era un cittadino ben noto a Neo Venezia, finito il pluriennale servizio di leva volontaria si era stabilito nella Polis in cerca di tranquillità, certe cose però rimangono nel sangue e così, senza volerlo, aveva iniziato una carriera come “scorta armata” per chiunque volesse avventurarsi fuori dalle mura in cerca di emozioni o di tesori nascosti fra le rovine di un'era passata.

A tal proposito si presentava bene: indossava la sua corazza personale dai colori mimetici, un modello che offriva un buon compromesso fra la protezione dalle armi ad energia e l'esigenza di muoversi senza troppo intralcio, al fianco destro una vecchia Beretta 98FS, retaggio dell'epoca precedente ai Varchi ( la cosiddetta Epoca D'Oro) ma ancora funzionale e funzionante, ed a quello sinistro un coltello da combattimento normale ed uno a vibro-lama, capace di penetrare corazze come la sua come un coltello caldo nel burro. Per finire aveva scelto di portare con se anche una carabina laser Aefestus N5 ed una doppietta dall'aria inquietante entrambe inserite nelle fondine fissate al mezzo.

Mentre controllava per l'ennesima volta il suo equipaggiamento, un rombo annunciò l'arrivo dei suoi clienti. due vecchie conoscenze: Alexej il tecnomago in sella ad una motocicletta seguito dal mago Ioria a bordo di un quad.

“Cos'è, vai in guerra?” lo prese in giro il primo spegnendo il motore.

Alexej era italico di nascita e neo latino di adozione; aveva circa la stessa età dell'ex militare, una carnagione un po' più chiara, il fisico ben piazzato e i capelli anch'egli castani con un viso ed un modo di fare che trasmettevano allegria.

Considerato una via di mezzo fra un ingegnere e un mago, sapeva infondere proprietà mistiche a oggetti comuni; in un mondo in cui il segreto di incantare oggetti era gelosamente custodito, il suo era un lavoro remunerativo, il rovescio della medaglia era che per usare i suoi prodotti dovevi essere pratico di magia o possedere dei talenti psichici manifesti o latenti.

Il suo aspetto era meno aggressivo rispetto a quello di Marcus: il suo veicolo era una BMW F650GS a benzina, un residuato dell'Epoca D'Oro, indossava una vecchia tuta da motociclista e l'unica arma sembrava essere la mitraglietta Beretta M22 dall'aria minacciosa che portava a tracolla; ognuno di questi elementi era, però, stato ritoccato personalmente da Alexej rendendolo, di fatto, non meno pericoloso del mercenario.

“Ciao Marcus” salutò Ioria.

L'ultimo elemento del gruppo era non meno singolare degli altri due, l'età era all'incirca la stessa, il fisico più sottile rispetto ad Alexej, era il più basso dei tre, aveva i capelli chiari e gli occhi nocciola sottolineati da occhiaie tipiche di chi è abituato a fare tardi in ambienti poco illuminati.

Vestiva di pelle, o almeno sembravano di cuoio i pantaloni e gli stivali al ginocchio, la corta tunica e i bracciali; una mantellina con cappuccio fissata da una spilla ingioiellata completava l'abbigliamento e l'unica arma visibile era la spada a mano e mezza nel fodero sul quad.

“No, mi preparo solo a respingere tutti i cittadini della città svegliati da quell'affare!” rispose con un sorriso l'ex-militare, “Ciao Ioria” aggiunse stringendo la mano ad entrambi.

“Cosa dite, ci muoviamo?” propose quest'ultimo. Prontamente gli altri due avviarono i veicoli e tutto il gruppo uscì all'esterno delle mura; il viaggio fu breve e indisturbato, alla fine raggiunsero una vecchia stazione dei treni dove nascosero con cura i veicoli, si caricarono l'equipaggiamento e si avviarono tra i resti di quella che una volta era una grande e prospera città.

Le Vecchie Rovine erano un agglomerato di palazzi di stili ed epoche diverse, gli ampi viali erano ormai ingombri di macerie, spazzatura e rottami di veicoli abbandonati tuttavia non erano disabitate; parecchi fra i discendenti dei terrestri dell'Epoca D'Oro non si fidavano dei Neo Latini per i motivi più disparati e preferivano sopravvivere qui piuttosto che adeguarsi a vivere nelle città. Assieme a costoro vivevano anche tutti quelli, umani e non, che erano stati banditi dalle Polis o che preferivano condurre i loro affari lontano da tribunali, leggi e carceri.

Tutta gente che, in ogni caso, si faceva gli affari propri e tendeva a non interferire in quelli degli altri, per cui il tragitto a piedi del gruppetto fino alla zona della vecchia università fu grossomodo indisturbato, come piuttosto tranquillo fu lo scorrere di gran parte della giornata, con Ioria e Alexej impegnati in discussioni interminabili e ricerche fra le varie biblioteche mentre Marcus, pigramente, sorvegliava la strada dalle finestre.

Sembrava che la giornata dovesse scorrere via liscia quando vide una ragazzina vestita di stracci che svoltava l'angolo e si infilava nel loro edificio; subito dopo sei uomini armati piuttosto bene raggiunsero l'incrocio, il loro vociare concitato giunse fino alle orecchie del soldato. Parlavano italico, lingua che Marcus aveva imparato nel tempo.

“Deve essere qui vicino, l'ho vista girare da questa parte. Dividiamoci, chi la trova avvisa gli altri.”

Era giunto il momento di guadagnarsi la paga, pensò Marcus e, raccolto il suo equipaggiamento disse sottovoce: “Guai, caccia all'uomo, la lepre è entrata qui seguita da cacciatori full optional.” dopodiché scese al piano di sotto quasi senza far rumore; i due maghi raccolsero ancora qualche libro, Alexej ci aggiunse qualche pezzo di computer e seguirono il soldato mentre dai piani di sotto giungevano voci e schianti. Si riunirono sul pianerottolo del primo piano, dove l'ex combattente fece loro cenno di seguirlo attraverso l'edificio.

“Ma l'uscita è qui sotto!” sussurrò Ioria.

“Anche loro, però, non li senti?” rispose il militare. In effetti gli schianti di porte abbattute e mobili rovesciati si sentivano abbastanza bene.

“Ma non cercano noi, magari ci lasciano passare.”

“Non mi paiono i tipi che si fermano a fare domande prima di sparare, preferisco fare il giro e...”

Un grido terminò la sua frase, avevano svoltato l'angolo e si erano ritrovati di fronte la giovane, vestita di stracci, ansimante e con il volto rigato di lacrime. Marcus fu veloce, si gettò su di lei coprendole la bocca con una mano.

“Shhh, non vogliamo farti del male. Adesso tolgo la mano, prometti di non urlare?”

Lei acconsentì.

“Come ti chiami?” continuò il militare, più per cercare la sua fiducia che per reale interesse.

“A-A-Amina, chi siete voi? Cosa volete farmi?” rispose con la voce rotta dalla paura

“Senti Amina, io sono Alexej, di noi ti puoi fidare. Chi sono quelli che ti stanno cercando?” si intromise il tecnomago.

“Aiutatemi, vi prego, hanno attaccato la nostra carovana giorni fa, sono sopravvissuta perché mi ero nascosta, ma mi hanno trovata e mi hanno portata qui, mi hanno rinchiuso e...” il tono della voce di Amina saliva man mano che riassumeva i fatti, senza rendersene conto stava quasi urlando e rimettendosi a piangere.

“Zitti, mi sembra di aver sentito qualcosa...” disse Ioria.

“Fermi, giù le armi e consegnatemi la ragazza!” uno dei mercenari era sbucato dall'angolo con l'arma spianata; un altro era accucciato dietro la svolta e di lui spuntavano una porzione di corpo e l'arma puntata nella loro direzione.

“Buono bello, vediamo di non equivocare...” rispose il mago.

“Cazzo hai detto? Cos'è, sei uno di quei fighetti che abitano in città? Metti giù armi e sacche, tanto non ti servono più! E voi fate uguale! Lentamente!” intimò l'uomo, sottolineando le parole con l'arma ma senza spostare la mira.

“Facciamo come dice, la ragazza non ha armatura.” replicò lo stregone in italico, sapendo che era compreso da tutti i presenti.

“Se ci arrendiamo siamo morti!” sentenziò Marcus.

“Non abbiamo alternative; a proposito, hai visto che bel sole oggi?” concluse rivolgendo al suo amico un sorriso ammiccante, stava per lanciare un incantesimo e la frase serviva da segnale.

Poche parole mistiche e il corridoio fu invaso da una luce accecante, Amina e gli schiavisti furono presi alla sprovvista dando ai neo latini il tempo di reagire: Marcus si tuffò nella stanza più vicina trascinando con sé la giovane, Alexej sfoderò la sua mitraglietta e sparò una raffica verso l'uomo in piedi. Il carrello si muoveva rumorosamente mentre dalla canna sembrava non uscire nulla, tuttavia una serie di colpi invisibili ma letali centrò l'uomo in piedi che, mezzo accecato e sbilanciato dalla violenza dei proiettili cercò di rispondere al fuoco con il sua mitraglietta a ioni riuscendo solo a bucare le pareti intorno a loro. Maggior fortuna ebbe l'uomo accucciato che piazzò un colpo in pieno petto a Ioria, la cui protezione magica funzionò a dovere assorbendo l'energia. Ancora dei versi arcani e dalla mano del mago partì un dardo di fuoco che creò una vistosa bruciatura sul petto del primo avversario che continuava ad essere preso di mira dal tecnomago la cui raffica riuscì nell'intento di superare le difese avversarie riducendo il malcapitato ad un colabrodo.

Una miriade di schegge di mattoni, calcinacci e ghiaccio invase il corridoio, Marcus aveva sparato attraverso il muro che fungeva da copertura al secondo mercenario mandandolo a gambe all'aria per un paio di metri; senza dargli il tempo di reagire o di rialzarsi il militare si avvicinò rapidamente e sparò il secondo colpo da distanza ravvicinata. L'effetto fu devastante, il globo di ghiaccio proiettato dal fucile tecnomagico investì il braccio dell'uomo a terra riducendone la corazza e il contenuto in una poltiglia gelida. La morte per dissanguamento fu veloce.

“Meno male che te l'ho regalato, quel fucile, vedo che funziona alla meraviglia!” sentenziò Alexej.

“Già, però abbiamo attirato l'attenzione, ora via di qui veloci.” assentì Marcus, raccogliendo le Triax WR-10 dei morti e avvicinandosi alla ragazza.

“Amina, vieni qui per piacere. Sai usare una di queste? Tienila così. NON la puntare verso di noi. Adesso seguici, e se vedi uno di loro spara. Adesso il mago Ioria di getterà addosso un incantesimo che ti proteggerà dai proiettili ma sta sempre attenta, ok?”

La voce cantilenante del mago confermò le parole del militare.

Tornarono a muoversi attraverso l'edificio, stavolta erano più preoccupati ad uscire che a non farsi sentire e dopo poco giunsero al pian terreno, ad un'uscita che dava sulla stessa strada da cui era entrata Amina ma posizionata una trentina di metri più distante.

“Non c'è nessuno, siamo fortunati!” disse la fanciulla, speranzosa.

“Anche troppo, con il casino che abbiamo fatto non ti pare strano?” Marcus era uno psichico latente, possedeva solo il cosiddetto Sesto Senso, e adesso la sensazione che qualcosa stesse per andar storto era più viva che mai. Ad ogni modo non avevano altra scelta che uscire in strada e lo fecero camminando furtivamente a ridosso del palazzo, il soldato in testa seguito da Alexej, Amina e Ioria nell'ordine; giunsero all'angolo e la guida fece cenno agli altri di attraversare la strada in fretta, uno alla volta. I due avventurieri passarono indenni ma quando Amina si trovò al centro della strada diversi colpi esplosero sia verso i due maghi che verso il milite, i compagni dei due schiavisti morti li avevano trovati ed ora costringevano i tre uomini a stare in copertura per evitare la gragnola di laser e ioni che tempestava gli angoli delle case usati come copertura, staccando calcinacci e porzioni di cemento ad ogni impatto.

Ioria emise una vampata dalla mano che costrinse gli assalitori a sospendere momentaneamente l'attacco, Marcus e Alexej ne approfittarono per rispondere al fuoco con la carabina laser il primo e la sua fedele mitraglietta il secondo, Amina stava raggomitolata in preda al panico al centro della strada, fortunatamente ignorata dal fuoco di entrambe le parti.

“Dobbiamo portarla al coperto!” gridò Marcus, “Non possiamo rischiare che venga colpita da qualcuno!”

“Ti copriamo noi, prendila e portala qui!” propose Alexej.

“Ok, andiamo!” e il soldato si lanciò fuori dal riparo, diretto verso la giovane.

In quel momento una granata esplose dietro di lui proiettandolo in aria, atterrò in malo modo stordito dall'onda d'urto e dall'impatto della caduta.

La giovane si sentì perduta, aveva il cuore a mille, le sembrava di rivivere l'assalto alla sua carovana. All'improvviso sentì rifluire dentro di sé un'ondata di calore intenso, come di fiamma, si lasciò pervadere da quell'energia e la lasciò sgorgare fuori di sé.

Quello che gli altri videro fu alquanto singolare, Amina si era alzata in mezzo al fuoco incrociato, avvolta completamente dalle fiamme che assorbivano qualunque colpo anche solo la sfiorasse, protese le mani e da esse partirono una serie di proiettili infiammati che colpirono gli assalitori e la loro copertura, poi alzò le braccia e un muro di fuoco dal calore intensissimo investì gli assalitori. Il ruggito delle fiamme si mescolò rapidamente alle grida degli uomini, mentre gran parte dell'edificio, già provato dagli anni e dai colpi subiti, rovinava addosso a loro.

Poi, così come era cominciato, tutto smise; le fiamme sparirono e la fanciulla si accasciò al suolo, Ioria e Alexej emersero dalla loro copertura e Marcus si rialzò, carabina in mano, pronto a reagire. Non ce n'era bisogno, chiunque fosse riuscito a sopravvivere era scappato terrorizzato, gli altri erano morti per effetto delle fiamme o del crollo. Se non fosse stato per le tracce di bruciato nessuno avrebbe potuto intuire l'accaduto.

“Ma cosa diavolo...” iniziò Marcus.

“Una Ignea! Probabilmente aveva questo potere sopito e i traumi degli ultimi giorni l'hanno fatto emergere, tipo istinto di sopravvivenza.” rispose Ioria.

“Ehi, svegliati. Sù, è tutto finito, alzati.” Alexej si era avvicinato ad Amina e se ne stava prendendo cura.

“ Cosa è successo? Dove sono tutti?”

“Gli hai spaventati, o uccisi. In entrambi i casi ora possiamo andarcene. Ce la fai ad alzarti?”

“Io? Ma come?”

“Hai il potere di manipolare il fuoco con la mente, sei quella che noi chiamiamo Ignea” le rispose il mago. “Se non hai altro posto dove andare puoi venire con noi, almeno per il momento. Sarà più sicuro” aggiunse porgendole la mano.

La ragazza, scossa e spaventata, prese la mano e si alzò.

“Ok, muoviamoci, abbiamo dato anche troppo spettacolo. Vorrei evitare altri intoppi ed essere nella Polis prima del coprifuoco” concluse Marcus.

Si avviarono lesti verso il nascondiglio dei loro veicoli e il loro tragitto fu tutto sommato tranquillo. Quando uscirono dalla città sapevano di avercela in qualche modo fatta; restavano molte incognite, soprattutto sul futuro di Amina, ma per il momento l'importante era esserne usciti vivi, magari con qualche graffio in più ma pur sempre pronti a ricominciare, magari anche il giorno dopo.

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