Il 5°Clone



Thor - The Dark World

Regia: Alan Taylor
  Cast: Chris Hemsworth, Natalie Portman, Tom Hiddleston, Stellan Skarsgard, Anthony Hopkins, Rene Russo, Christopher Eccleston
  Genere: Fantasy, Fantascienza, Azione, Supereroistico
  Produzione: Marvel Studios
  Data di uscita italiana: 20 novembre 2013
  Durata: 1,52 ore
  Nazione: USA, Islanda

 

Thor torna al cinema con una trama virata sul fantasy tecnologizzato. Il primo funzionava molto bene quando Thor, catapultato nel mondo nostro senza poteri, gettava a terra i bicchieri di birra e veniva stordito dai colpi di taser di ragazze normali. Funzionava assai meno nella sua parte drammatica, anche a causa di un antagonista, Loki dio degli inganni, più propenso a ingannare sé stesso che ad ingannare il (comunque credulone) dio del tuono. Pare da tutti i trailer che Thor dovrà unire le forze con Loki (ai limiti storici della credibilità dopo le brutte figure in Avengers) per fronteggiare una nuova terribile minaccia. Più terribile di un fratello psicopatico i cui piani non capiva neanche lui dove portassero? Forse ci vuole poco.

 

 

 

La distruzione del bifrost, il ponte dell'arcobaleno che connette i mondi accaduta nel primo film, ha gettato i regni nel caos e Thor è stato costretto a combattere molte guerre mentre, a causa dell'aumento di difficoltà di trasporto, l'astrofisica Jane Foster è rimasta per due anni ad aspettare invano il ritorno del suo bel biondone.

 Lui resta ad Asgard mentre lei è a London (Londra, come ulteriormente esplicato da una delle didascalie più plonastiche mai viste al cinema)

Ora finalmente i tempi sono maturi e vengono accellerati ulteriormente dal fatto che Jane venga coinvolta in un intrigo alieno a causa di un'insolita contaminazione da parte delle tenebre.

Che ora fosse il suo turno di venire ad Asgard era nell'aria già da tempo, ma il rischio che il suo personaggio divenisse assolutamente inutile anche a causa di una trama incupitasi (come accade solitamente nei film numero 2) cancellando l'autoironia che era punto di forza nel primo film non si realizza e il ruolo sia suo sia dei suoi collaboratori viene addirittura ampliato.

 

Una nuova minaccia incombe su Asgard. Il re degli elfi oscuri Malekith, dotato della tecnologia degli eldar oscuri di Warhammer 40K e dopo aver cancellato lo spreco di punti che era il suo drago, può guidare le sue forze alla vittoria.

Da buoni D&Disti la sua albinità iniziale potrebbe lasciare un po' perplessi ma... non ci si preoccupi. I capelli bianchi li ha già mentre la pelle grigia e gli occhi rossi arriveranno in seguito.

 

Il re dei drow!

 

 

Malekith era già stato sconfitto dal padre di Odino “migliaia di anni fa, prima della creazione dell'universo” (caspio, tante migliaia!), come spiega il libro a colori con le illustrazioni in movimento della biblioteca per bambini dai 3 ai 5 anni del re degli dei. Occasioni in cui scopriamo che gli asgardiani hanno una tecnologia che, per come la usano, deve essergli caduta addosso dal cielo visto che non hanno la benchè più pallida idea di come si usi...

Il suo scopo è rigettare l'universo nelle tenebre.

Di lì a poco gli elfi oscuri attaccano e fan disastri, facendo rimangiare ad Odino i suoi fin troppo convinti consigli in campo matrimoniale.

 

Thor è disperato e suo padre è scontento di lui. Scopriamo così che se nel primo film Thor era stato spedito da Odino a maturare altrove ora è fin troppo saggio e maturo, forse più saggio del suo stesso padre. "Come hai osato andare sulla terra a maturare? Ti preferivo tonto e guerrafondaio! Ora il guerrafondaio devo farlo io!". Decide di chiedere aiuto al suo vecchio nemico.

Loki, devastato dal malo ruolo avuto nei film precedenti e, quasi a dargli il colpo di grazia, dalle sue azioni della prima metà del film (che, guarda caso, gli si ritorcono contro) riguadagna tutto il suo fascino non appena uscito di prigione con una serie di illusioni, di cui l'ultima assesta un colpo molto basso a un collega di casa Marvel ma che strappa volentieri una risata al pubblico.

 

C'è sempre tempo per diventare un personaggio funzionante.

Forse basta portare un po' meno il buffo elmetto cornuto?

 

Nel frattempo il dottor Erik Selvig si guadagna la simpatia del pubblico fornendo alle sue scene la giusta dose di ilarità (aiutato anche dall'immancabile cameo di Stan Lee) per poter spingere ad accettare, senza pensarci su, spiegazioni che fanno acqua da tutte le parti.

Serviva un astrofisico di fama mondiale per giocare a “unisci i puntini” con maya, Stonehenge, grande muraglia e simili per scoprire che il punto d'incontro è proprio l'osservatorio astronomico di Greenwich?

Vorrei far notare che Greenwich trae la sua particolarità solo dal fatto che lì si trovava l'osservatorio astronomico inglese e solo perchè gli inglesi furono capaci di conquistare il mondo e imporlo come meridiano zero (mentre i francesi passarono un altro secolo e mezzo o giù di lì a considerar meridiano zero quello del loro osservatorio...). Fortunati a costruirlo proprio sull'intersezione tra i mondi!

 

In ogni caso i mondi finiscono per collidere e i portali si uniscono a formar la sagoma di Topolino. La situazione sta degenerando e urge scontro finale!

Malekith ha carisma zero, si muove benino con la spada (ma non bene quanto l'elfo Nuada di Hellboy2) e scaglia tenebracce ovunque. Thor lo conosciamo già. Non sembra nulla di particolarmente esaltante.

Incredibilmente lo scontro finale funziona alla perfezione grazie a una ricca dose di autoironia che consente ai due di cambiare scenario colpo dopo colpo tramite i portali aperti, al martello di Thor di girare a vuoto e a Thor stesso di sperimentare l'ebbrezza dei mezzi pubblici inglesi.

 

"Ci avete cercati così a lungo... abbiamo deciso di venire"

 

Chris Hemsworth si conferma perfetto nel ruolo del bambolotto talvolta tormentato ma mai a sufficienza di Thor, mentre basta l'esser Anthony Opkins perchè Odino vada bene.

Natalie Portman in interpretazione leggera alla Padme Amidala ma sempre buona per il suo ruolo: il suo esser Natalie Portman annichilisce ogni possibilità di emergere alla sua (presunta) rivale Siv, che resta (fortunatamente) quasi nell'anonimato.

Da segnalare alla regia Alan Taylor, regista dei due ultimi episodi della prima stagione de Il Trono di Spade e di altri episodi nella seconda.

 

Il finale lascia spazio a un terzo tramite un trucchetto che non stupisce nessuno e, come al solito, abbiamo la scena tra i crediti di coda per fungere da collegamento con film successivi. Con un'apparizione ignota al grande pubblico ma che si pensa i marveliani professionisti possan apprezzare.

 

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