Il 5°Clone



Cenerentola (2015)


 Regia: Kenneth Branagh
  Cast: Lily James, Richard Madden, Helena Bonham Carter, Cate Blanchett
  Genere: Fantasy, Fiabesco
  Tratto dal film: Cenerentola (1950)
  Produzione: Walt Disney Pictures
  Data di uscita italiana: 12 marzo 2015
  Durata: 1,52 ore
  Nazione: Stati Uniti d'America

 

A quasi un anno di distanza da Maleficent, la Disney porta al cinema la versione live-action di un altro suo classico dell’animazione fiabesca, Cenerentola. Questa volta non c’è di cui preoccuparsi, Frozen c’è già con un corto animato nei titoli di testa (simpatico, anche se un po’ troppo autoreferenziale e autocitazionista) e quindi non serve che la rivoluzionaria trovata con cui è riuscito a rilanciare il genere venga nuovamente sfruttata. In questo Cenerentola la trama dell’originale viene riadagiata riragionando il tutto a proposito della maggior qualità del personaggio di partenza, in modo tale da giungere il più possibile ad una chiara e determinante morale: “sii gentile e abbi coraggio”. Ma più gentile. Ancora più gentile. Più gentile che puoi. Gentilissimo. Gentilmente coraggioso. Troppo gentile. Ancora più gentile. Gentile di tanto in tanto? Costantemente gentile. Coraggiosamente gentile. Gentiluomo o gentildonna. L’ho già detto che bisogna essere gentili? Ma basta!

 

 

 

Entola sembra uno dei sette nani, Tola sembra una tavola veneta, Ola sembra la moglie del pupazzo di neve apparso nel pre-show e quindi, in accordo con la tradizione il vero nome di Cenerentola/Cinderella rimane Ella anche in italiano.

Il film inizia mostrando come la giovane Ella fosse felice, tanto felice, fin troppo felice quando sua madre era ancora viva, in un trascinarsi di smelensaggini che dura fin troppo. Fortunatamente a risvegliare il film ci pensa l’arrivo di Lady Tremaine (la Matrigna), interpretata da Cate Blanchett. Una matrigna assai diversa dall’originale, così come diversa risulta Cenerentola stessa. La matrigna si sposa con un marito evidentemente ancora troppo follemente innamorato della moglie precedente e che tiene troppo alla figlia del primo matrimonio, facendo che la seconda moglie viva con invidia il rapporto di coppia e scatenando le ire della nuova arrivata nei confronti della figlia acquisita, così simile a sua madre e così tanto preferita da suo padre. Così la Matrigna perde l’aura di malvagità pura che scatenava l’originale, una delle più crudeli tra i vari antagonisti disneyani, quanto cerca di guadagnarne in credibilità. Così, se in parte la giustificazione dei suoi propositi sembra talvolta un po’ goffa, Lady Tremaine mantiene il suo ruolo di antagonista che, seppur smorzato, apre spazi a nuove prospettive, in un risultato che pare a metà tra la Malefica di Angelina Jolie e la Regina Cattiva di Julia Roberts in Mirror Mirror. La nuova Matrigna non ha così un odio assoluto ed ingiustificato per Cenerentola, ma ha piuttosto preferito sfogare su di lei le delusioni di una vita di fallimenti, e lo stesso processo che porta Cenerentola «a far da serva nella sua stessa casa» diventa sì programmato, ma graduale, sfruttando piccoli favori per trasformarli in abitudini. Da potente signora della casa abbiamo così l’arrampicatrice sociale disposta a tutto pur di guadagnarsi il suo status.

 

Da sola basta a far cambiare registro al film. Ma anche Lily James è brava!

 

Contrariamente a quanto accadeva in Maleficent, specularmente si struttura anche la protagonista. Difficile non riconoscere come i principi e le principesse disney dei primi anni (Cenerentola, Aurora...) non fossero altro che belle statuine in un panorama che si muoveva incidentalmente attorno a loro in direzione di un lieto fine. La Cenerentola originale così stava lì ferma ad aspettare che i sogni si avverassero, a tal punto remissiva e tranquilla da non sembrare neanche umana. Tanto che ciò che ciascuno ricorda di quei film non sono tanto le protagoniste ma la pletora di comprimari comici che affollavano la scena e a cui veniva dedicato maggior spazio, nello specifico i topolini, Lucifero e un vecchio re paffuto fin troppo ansioso di avere un erede. Si sarebbero dovuti aspettare film successivi per passare per principesse un po’ più attive sulla scena (Belle, Ariel, Jasmine) fino ad arrivare addirittura ad estremi opposti, con principesse un po’ maschiaccio.

Così, mettendo da parte i topolini e il gatto, cui viene dedicata una sola fugace scena alla Tom e Jerry e pochi riferimenti, soprattutto per consentire qualche monologo ad Ella, Cenerentola viene riletta come protagonista attiva, che, fedele fin troppo agli insegnamenti della madre, insegna ai (alle?) presenti in sala a tenere duro e tirare avanti senza mai mostrare lati peggiori, con un ottimismo forte ma personalmente impegnato, che passa per forti delusioni quando non capisce come possa essere divenuta così.

Anche il principe, che nell’originale aveva al massimo una battuta o due, diviene parte integrante della storia, trasformando pesantemente di riflesso il re, che perso ogni tratto di comicità e di sogni di nipotini diviene solo un vecchio padre saggio desideroso di vedere il proprio figlio sistemato, e il gran duca, divenuto a questo punto un consigliere di corte dai tratti non troppo onesti.

 

Più che il Re del Nord in questo film sembra il Cavaliere dei Fiori. Veste con lo stemma e coi colori dei Tyrell. Cerca persino di crescere forte... e l'inverno secondo me non lo sente arrivare affatto... In ogni caso ha mantenuto inalterata la predisposizione a infrangere i matrimoni combinati che lo riguardano personalmente...

 

L’ambientazione è un curioso mix culturale. La parte del popolo cui appartiene anche la casa di Cenerentola sembra provenire dalle raffigurazioni degli stati del sud prima della guerra di secessione, con tanto di vestiti dai colori un po’ ciocchi che visualmente tendono a richiamare le atmosfere di Django Unchained. In contrasto il palazzo rappresenta un’Europa un po’ settecentesca.

Aggiungo, per proseguire con la disamina delle ambientazioni che chi meglio di me potè dar importanza a queste cose fu rapita dal vestito di Cenerentola, ottimo punto di incontro tra la magia che ci si aspetta e la bellezza che non ne faccia un vestito bello solo per bambine, e quindi, anche sotto questo punto di vista, il film colpisce nel segno.

 


Cenerentola in Missisipi chiese a sua madre: "Ma chi bada agli animali della fattoria?" E la madre rispose: "Noi". "E chi bada a noi?" chiese allora Cenerentola curiosa. "Ma le fate madrine" rispose allora sua madre. Strano modo per scoprire che l'umanità è un allevamento gestito da fate madrine...

 

Nonostante sia assai improbabile che questo film soppianti il classico disneyano nei cuori degli spettatori, gli va dato atto di aver fatto dei passi avanti sostanziali rispetto a Maleficent. Risponde effettivamente a molti dubbi degli spettatori e cerca di giustificare gli aspetti più problematici del film originale, pur tendendo a ricondurre il tutto ad una morale così spesso detta da suonare ad un certo punto un po’ troppo poco convincente. Tuttavia Lily James e Cate Blanchett bastano a tenere in piedi il film in un confronto finalmente alla pari ove la Fata Madrina serve davvero solo a dare l'occasione giusta a una ragazza che se la meritava abbondantemente.

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