Il 5°Clone



Warcraft - L'inizio

Regia: Duncan Jones
Cast: Travis Fimmel, Paula Patton, Toby Kebbel, Dominic Cooper, Daniel Wu, Ben Foster
Genere: Fantasy, Azione
Tratto dal videogioco: Warcraft - Orcs & Humans
Produzione: Atlas Entertainment, Legendary Pictures, Blizzard Entertainment, Universal Pictures
Data di uscita italiana: 1 giugno 2016
Durata: 2,03 ore
Musiche: Ramin Djawadi
Nazione: USA

 

 

Quest’anno, dopo I Cavalieri dell’Egittiaco e il crossover non disneyano tra un Biancaneve senza Biancaneve e un Frozen dall’Elsa senza carattere, l’estate non riserva agli appassionati del fantasy il solito film dark da inizio giugno facilmente dimenticabile, ma la trasposizione di uno dei videogiochi di maggior successo.

World of Warcraft lanciò infatti il genere MMORPG, trascinando con sé molteplici saghe desiderose di emularne la nuova formula per poi veder sfumare le loro vendite per non essere riuscite a replicarne il successo. World of Warcraft ha toccato i miracolosi picchi di milioni di utenti con espansioni quali The Burning Crusade e Wrath of the Lich King, ha cominciato a sfumare con Cataclysm, ha toccato la parabola negativa con Mists of Pandaria e ha provato a risalire con Warlords of Draenor. A breve uscirà Legion, l’ultima espansione a conclusione di un gioco che procede da lungo tempo. E quale modo migliore per celebrarne l’uscita se non facendo uscire una trasposizione cinematografica, con l’intento di spronare più fan possibili a correre nel cinema e di creare nuovi appassionati per il lancio dell’ultimo gioco?

 

 

Ma Warcraft, come da titolo italiano, è tornata al suo inizio e quindi non si vedranno, se non di sfuggita, esseri introdotti dal MMORPG come gli Dei Antichi e non vi saranno le varie tematiche connesse ad essi. Non ci saranno neanche gli amati personaggi Illidan ed Arthas, introdotti a partire dal terzo gioco, e di Warcraft 3 non ci sarà neanche la trama appassionante e assai complessa.

Si tornerà invece al primo gioco, quando Warcraft sembrava quasi la trasposizione videoludica di Warhammer (e par anche che forse lo sarebbe dovuta essere) in cui Orchi e Umani si picchiavano per il controllo dei vari schemi. Contrariamente a quanto accadrà per eventuali sequel il materiale di partenza non presenta quindi eccessiva varietà e complessità. Riassunta in due parole la trama di Warcraft 1 prevedeva una serie di schemi secondo cui l’odiosa fazione avversa doveva essere annientata prima per il cibo, poi per le risorse e finanche per il puro gusto di farlo. Poi sono usciti vari libri a correggere il tiro e ad aggiungere dettagli, ma l'inizio fu quello.

 

Campagna Orchi. Missione numero 1.

Gli umani profumano di margherite e il naso del capoguerra non li può più tollerare.

Ma li tollera ancora meno quando coltivano prati di margherite! Vai e uccidi i profumosi umani del villaggio 1.

 

Se i fan di ultima generazione si sono preparati a non vedere né Tyrande, né Arthas, né Illidan, né Malfurion,  potranno comunque ritrovare, a poca distanza dalla fine dell’espansione su Draenor, il potente warlock orchesco Gul’dan con il caratteristico cappuccio e le strane ossa appuntite che gli spuntano dalla schiena. Il mondo nativo degli orchi e dei draenei sta infatti morendo e il suo più potente incantatore ha trovato un modo per conquistarne uno nuovo da utilizzare. Pare infatti che con un sufficiente sacrificio di anime si possano aprire degli ottimi portali e Azeroth, casa di uomini, nani ed elfi, sembra esattamente il posto adatto per costruire una nuova dimora. Ma se il chiaramente malvagio Gul’dan pensa che l’unico modo per sistemare il nuovo mondo sia una conquista senza limiti, il più saggio e pacato Durotan considera ipotesi di più pacifica convivenza.

Per quanto riguarda gli invasi, in una curiosa dinamica in cui stavolta i na’vi verdi stanno attaccando invece che difendersi, anche tra gli umani le dinamiche sono più complesse di quanto non potrebbe sembrare all’inizio, e bene e male attraversano entrambi gli schieramenti in campo.

 

Un nuovo mondo ci aspetta, le sue risorse saranno nostre... e non siamo neanche umani!

 

Distanziandosi nettamente dalla produzione fantasy-sporca che ha preso il posto del Signore degli Anelli non appena i suoi più diretti eredi non si sono rivelati all’altezza delle sfide proposte, Warcraft è un tripudio di CGI votata a colori vividi tutt’altro che stucchevoli, attraverso la fedeltà ai collaudati effetti grafici del variegato materiale videoludico di partenza. Così la magia non ha timore di essere mostrata come potente, diversificata ed efficiente, piuttosto che nascosta in rare scene da parte di maghi che passino la maggior parte del tempo a borbottare e ben poca a mostrare incantesimi, in un avanzamento ulteriore rispetto a quanto accadeva nella serie di Harry Potter. Il materiale di partenza precedentemente citato consente di avere già pronti i modelli per ottime armi, armature e ambientazioni, che riprodotte con grande fedeltà conservano tutta la loro forza originaria e danno al film un look unico nel suo genere.

Il film si propone sia a nuovi fan sia al consolidato e variegato pubblico che ha giocato ai videogiochi, ma, considerando che la maggior parte dei giocatori del MMORPG ben poco si è soffermata sulla trama del mondo e visto che la maggior parte dei personaggi presenti nel film sono già morti al tempo in cui gli ultimi videogiochi sono ambientati, le spiegazioni non mancano, in una buona proposizione per cui, pur non afferrando tutti i dettagli, anche i neofiti possono facilmente seguire l’andamento della storia. Restano per gli appassionati, oltre alle riproduzioni fedeli fino agli estremi al materiale di partenza, piccoli e interessanti easter egg, come un passaggio a volo d’uccello sulla mappa tipico dei videogiochi strategici.

 

Era dai tempi di Minas Tirith che non si vedevano città fantasy così bianche... armature così colorite senza risultare dannose per l'occhio...

 

In un film generalmente positivo, alcuni aspetti rischiano di pregiudicarne il passaggio da film di buon intrattenimento a durevole saga di per sé dotata di un forte nucleo di appassionati. Ponendosi come primo di una serie, il film lascia il finale forse fin troppo aperto, non concedendo allo spettatore di essere pienamente convinto di volerne vedere un altro e rischiando di lasciare la saga monca: era effettivamente poco conclusivo anche il finale del Signore degli Anelli, ma i tre film erano stati già girati. Al contrario, nonostante i progetti dei registi e la speranza di proseguire con vari aspetti lasciati aperti, saghe di successo come Harry Potter e Star Wars erano in grado di essere autosussistenti di per sé fin dal primo film.

Il ritmo sostenuto e privo delle estenuanti parti di inutile dialogo riempitivo che affollano la maggior parte del cinema dello stesso genere in questi anni (spesso dedito ad una dicotomia disturbante tra corse frenetiche e pause troppo lunghe per rifiatare) consente una visione scorrevole dall’inizio alla fine della pellicola. Purtuttavia non si riscontrano parti di film veramente più memorabili delle altre, in un continuum di buon film che fatica ad alzarsi oltre il suo livello medio. Vari sono i momenti che il pubblico ricorderà uscito dalla sala, ma forse farà fatica a trovarne uno sopra tutti che l’abbia entusiasmato per davvero.

Del cinema a lui contemporaneo, Warcraft mantiene invece un tono simil-marveliano nel tono umoristico con cui si dedica ad alcuni conflitti. Il che a volte è funzionale, ma lo scontro forse più appassionante è proprio quello in cui non viene utilizzato…

 

Senza far spoiler molte domande possono esser poste su come sarà presa la cosa stavolta...

 

Ai puristi dell’inglese e ai fan di vecchia data segnalo che la traduzione è stata fedele alle ultime versioni di World of Warcraft, con Stormwind reso come Roccavento. Si spera che tale fedeltà nell’eventuale sequel consenta di mantenere anche il simpatico dialetto di alcuni personaggi.

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