Il 5°Clone



Inheritance

Titolo: Inheritance
Genere: Romanzo fantasy
Editore: Rizzoli
Autore: Christopher Paolini
Anno: 2011
Formato: 821 pagine
Prezzo: 24,00 euro

 

Ebbene sì. Gli ci sono voluti nove anni (anche George Lucas metteva tre anni tra un film e l'altro!) ma finalmente la (non più) trilogia dell'eredità è giunta alla sua fine.

Molte le questioni aperte... ed Eragon ha già cambiato la spada nel libro precedente... quindi... ci sarà uno Jabba the Hutt? Murtagh butterà Galbatorix giù per lo scarico? Riuscirà Eragon a portarsi a letto Arya? Ci sarà una nuova Morte Nera da far saltare in aria? Roran sarà preso a colpi di grafite da un cacciatore di taglie? Quante altre scene saranno prese da Il ritorno dello Jedi?  A chi andrà il tanto preannunciato drago verde?

 

Quello blu e quello rosso sono già occupati... A chi andrà quello verde?
 

 

Non più trilogia perchè in corso d'opera Paolini decise che tre libri non bastavano.

Eragon era stato uno scopiazzamento completo di Guerre Stellari (Una nuova speranza) ma era piacevole e scorrevole da leggere.

Eldest invece fotocopiava la maggior parte de L'Impero colpisce ancora ed era intervallato da lunghe parti abbastanza poco interessanti (e tutto sommato anche un tantino inutili) di vita e cultura dei popoli locali...

Brisingr era nato da una forte voglia di guadagnare di più, dal momento che, tralasciando le ultime ottanta pagine e un piccolo pezzo centrale tutto il resto si poteva tranquillamente tagliare: il libro sarebbe stato molto meno noioso e deludente.

Tre libri, tre titoli da sei lettere inizianti per E. Questa era stata la promessa dell'autore.

Eragon, Eldest, Empire (probabilmente). Suona Benissimo.

Eragon, Eldest, Brisingr, Inheritance. Sembra un gessetto strisciato sulla lavagna.

Paolini ha detto che ha aggiunto un libro perchè si era accorto di avere ancora troppe cose da raccontare. Tralasciando il fatto che con un formato sensato i libri non raggiungerebbero neanche un terzo delle pagine, dopo aver visto che tre quarti del terzo libro non confermavano le parole di Paolini ci si aspettava che il quarto sarebbe stato ricco di eventi memorabili...

 

Eragon, Eldest, Brisingr, Inheritance
 

Come mai tanto successo a questa serie?

Per prima cosa copiare Guerre Stellari fa sempre bene e non è una novità. Una grossa fetta della cinematografia moderna non fa altro che riprenderlo in tutte le salse. Solo per darne un'idea la fine della seconda stagione de L'ultimo dominatore dell'aria riprende di pari passo L'impero colpisce ancora.

Il secondo motivo è dato dalle dimensioni dei libri: sono grossi ma si leggono in fretta... scorrevolissimi! Peccato che il trucco svanisca quando si vedono le edizioni tascabili. I libri del ciclo dell'Eredità sarebbero infatti riassumibili in libricini da meno di cento pagine se solo gli si desse un formato sensato, peccato che questo non procurerebbe piacere nel lettore. Quando il lettore si accorge di essere a pagina cento e passa dopo dieci minuti di lettura può pensare che il libro lo abbia effettivamente preso. Questo mi accade quando leggo i mattoni della Ruota del Tempo. Peccato che lo stesso non si possa dire con le opere di Paolini: sono già all'equivalente di pagina venti, piuttosto.

Il terzo e preponderante motivo è dato dall'età dell'autore. Paolini pubblicò Eragon a quindici anni. Indifferente, dal punto di vista della resa del romanzo, anche perchè non si sa quanto abbiano influito gli editor, i genitori e la tanto citata sorella. Il fatto è che un romanzo scritto da un adolescente attira pubblicità, e la pubblicità nell'arte della vendita dei libri cambia tutto. Se hanno pubblicato il lavoro di un autore così giovane dev'essere davvero un capolavoro, diranno tutti, presupponendo che la pubblicazione dei libri dipenda dalla loro qualità. Se hanno pubblicato il lavoro di un autore così giovane vuol dire che vogliono gonfiare il più possibile il fenomeno, penserà un lettore più abituato a tali mosse. Ora Paolini non è più giovane, di anni ne ha ventotto. Ma la longa manus della propaganda sull'età (fenomeno non ignoto ai lettori di fantasy italiano) giunge fino ad oggi.

 

Geni bambini. Del genere di cui ne nascono troppi.


 

E ora veniamo al quarto libro.

Già il titolo non promette molto bene. L'autore si è talmente sprecato da chiamare l'ultimo libro col titolo originale della trilogia (ri)ciclata... un po' come se la trilogia del Signore degli Anelli si suddividesse in La Compagnia dell'Anello, Le Due Torri e Il Signore degli Anelli.

La scena iniziale non migliora la prima impressione: si parte nel fulcro dell'azione, in mezzo a una battaglia e il fatto che la scena sia noiosa (e non secondo me ma secondo chiunque a cui lo abbia chiesto) fa venire un brivido. Paolini non è molto abile nelle descrizioni e nel primo capitolo questa cosa si sente. Mancano i dialoghi, ci si può concentrare solo sulla narrazione, che non funziona. Per chi volesse leggere questi libri in fretta consiglio di leggere (quasi) solo i dialoghi. Si legge benissimo lo stesso. Forse anche meglio.

Il secondo aspetto che risulta evidente fin dal primo capitolo è l'indebolimento di Eragon. Se alla fine del secondo libro passava le battaglie a uccidere decine di soldati con la magia (trova il mago, uccidilo, un incantesimo di morte, uccidi con la magia tutto il resto della truppa senza sforzo alcuno) qui lo vediamo spesso messo in difficoltà da quattro coscritti che non hanno mai visto una spada in vita loro. E quel che è peggio la sua nuova superspada (così importante da dare il titolo al libro precedente) sembra completamente inutile se non dannosa: tenere accese le fiamme/laser gli consuma un sacco di energia solo per fare esattamente quello che farebbe richiamandoci sopra un incantesimo apposito.


 

La prima metà del libro prosegue con una serie di battaglie verso la presa di Uru'Baen.

Battaglie inutili. A Galbatorix delle varie città interessa così poco che ogni tanto Murtagh appare per insultarli e andarsene senza neanche combattere.

Arrivano nuovi alleati, i gatti mannari, creature talmente enigmatiche e misteriose da ragionare e parlare esattamente come fanno gli esseri umani qualunque e la cui effettiva utilità negli scontri sarà praticamente nulla. Stesso dicasi per i nani e per gli urgali, comunque....

La storia si risveglia solo con un sacrificio rituale privo di qualsivoglia senso logico (fai divorare la vittima alla tua bestia sacra e nessuno sta neanche a guardare la scena?!) e con un rapimento a dir poco ridicolo che, perlomeno, concede al lettore la possibilità di avere un'introduzione di Galbatorix, di cui scriverò nello specifico più in seguito.

Per il resto l'autore ha deciso di uccidere ogni possibile lavoro sugli sviluppi amorosi dei personaggi e senza alcun motivo pare che Arya cominci a ricambiare Eragon... ma non perchè lui sembri più maturo, sembri più intelligente o perchè ci sia stato uno sviluppo in lei. Semplicemente perchè l'autore non aveva idea di come far sì che avvenisse qualcosa?

Da notare come le tempistiche dei viaggi di Saphira siano in contraddizione coi libri precedenti e soprattutto come l'autore abbia deciso che non gli conveniva dire a parole i veri nomi che tutti aspettavano. "Facevano capire che era un grande cavaliere"... "facevano capire che era un nome maestoso, che risuonava di piena potenza"... Va bene... ma... che nomi sono? O cosa di preciso vogliono dire? Tra l'altro pare che i veri nomi delle persone siano poemi, per come l'autore li pone. Il che distrugge ulteriormente tutto ciò che c'era di buono nella ripresa di questo concetto molto meglio trattato ne La leggenda di Earthsea...

Stesso trattamento viene riservato ai grandi discorsi di Eragon. “Eragon parlò col cuore in mano, le parole gli vennero da sole e convinse tutti.” Ma cosa disse? Boh...


 

Angela è l'unico personaggio che si salva da questo scenario.

Assieme a Saphira, ma solo perchè ogni tanto il nostro drago piumato fa ridere. I draghi paoliniani sono infatti l'estremizzazione caricaturale e parodistica della vanità di Smaug ne Lo Hobbit. Glaedr, la cui comicità è involontaria, è ancora peggio: chiuso in sé stesso e depresso, basta che però una persona qualunque gli faccia un complimento perchè subito il potente drago con secoli di esperienza si ammansisca e si comporti come un tenero cagnolone vanitoso. Non c'è da stupirsi che questi colossi (alcuni erano grandi come colline) siano riusciti a perdere la guerra contro gli elfi e a venir relegati al ruolo di cavalcature...

 

Draghi piumati. Non è un'invenzione del film. Rileggetevi Brisingr.


 

Roran merita una menzione speciale. Tre sarebbero i personaggi dal cui punto di vista il libro dovrebbe narrarsi. Peccato che in realtà il punto di vista sia solo uno (eccettuato un solo capitolo in cui viene descritta la prospettiva di Saphira). Eragon, Roran e Nasuada difatti, nel momento in cui l'autore passa da un punto di vista all'altro dimostrano di pensare esattamente allo stesso modo. Addirittura, quando Eragon e Roran parlano tra loro si fatica a riconoscere quale dei due stia parlando. Roran l'eraclone. Vediamo dunque di analizzare questo personaggio, la cui importanza all'interno della storia è inversamente proporzionale allo spazio che gli viene dedicato.

In Eldest Roran serviva a inserire scene d'azione in un romanzo altrimenti fin troppo tranquillo. Eragon doveva passare il tempo ad addestrarsi, ad apprendere l'antica lingua, a studiare un po' di storia e di geografia, a sentire la forza intorno a sé e cose del genere. Per impedire al lettore di addormentarsi Roran che viaggiava sfuggendo sul Millennium Falcon agli incrociatori stellari infilandosi nei cicloni era perfettamente funzionale. La sua storia d'amore proibita prima e la ricerca della sua ragazza rapita dai Ra'zac poi dava un bel po' di pepe alla vicenda.

Il tutto si distrugge all'inizio di Brisingr, quando riesce a ricongiungersi con la sua bella. Non bisogna mai chiudere la romance prima della fine del libro, specie se i personaggi sono inconsistenti. Le scene d'amore coniugale che seguono tra i due sono noiose e illeggibili: entrambi sono troppo buoni, troppo felici e troppo d'accordo per instaurare una minima forma di dialogo.

L'autore però non si stanca di Roran e già in Brisingr dedica buona parte del libro alla sua carriera militare.

Un sogno americano: il contadinotto, se messo nella giusta situazione, sarebbe un guerriero migliore di quelli usciti a pieni voti dall'accademia militare, sarebbe uno stratega migliore di quelli che combattono da anni, sarebbe un re migliore di chi, da quando è nato, non ha fatto che essere addestrato per quel ruolo...

Il che andrebbe anche bene come romanzo di formazione, se non fosse per tre problemi.

Il primo è che quasi tutte le scene con Roran sono inutili nell'economia del romanzo e un buon editor potrebbe tagliarle tutte senza problemi.

Il secondo è che le capacità in combattimento di Roran sono in gran parte garantite dai molteplici incantesimi di protezione di cui il cugino cavaliere dei draghi lo dota prima di ogni battaglia. Roran il raccomandato.

Il terzo è che le tanto decantate capacità strategiche del signor Fortemartello non sono altrettanto ben compensate dalle capacità strategiche del suo autore. Non basta dire che un personaggio ha grandi capacità perchè il pubblico si convinca. E stavolta, contrariamente a quanto fa da altre parti con i grandi discorsi, Paolini ci prova, peccato solo che i risultati siano scarsi.

Analizzo ora una battaglia gestita dall'astuto Roran, con inevitabili spoiler su tale scena.

Come già preannunciato i capitoli sono completamente inutili all'economia del romanzo. Che Roran prenda quella città o meno non cambia nulla. Ma se preferite leggervi direttamente i capitoli riprendete a leggere dopo l'immagine.

Nasuada invia Roran il raccomandato come capitano a conquistare una città dell'Impero. Roran si prende tre giorni per studiare la situazione, dopo di che gli viene un piano a dir poco geniale. Quale sia ancora Paolini non ce lo rivela. "Roran lo disse e gli altri reagirono in vario modo". Secondo l'ufficiale dei Varden già presente in città è una pazzia senza senso. Secondo il mago dei Varden è totalmente folle ma varrebbe la pena provare, anche solo per vedere cosa succederà. Secondo i contadini Roran ha sempre vinto quindi i suoi piani sono giusti a prescindere. Il lettore concorderà con l'ufficiale.

Il misterioso piano di Roran impegna la maggior parte dei suoi uomini lontano dall'accampamento, lasciato praticamente indifeso: i soldati nemici ne approfittano per attaccare. Cosa farà Roran di fronte a questa mossa perfettamente sensata e prevedibile? Chiede al mago di dotarlo di effetti speciali e si mostra solo davanti all'esercito circondato da un vento invernale dicendo di essere il cugino di Eragon Ammazzaspettri e un grande stregone. Nessun nemico fugge mai di fronte ad Eragon, neanche quando ha Saphira a sputare fiamme al suo fianco. Invece davanti a Roran e alle magie di Carn fuggono tutti!

Qual'è dunque il piano? Gonfiare il fiume, montare degli arieti sulle barche, sfondare la grata di scolo grazie alla pressione del fiume, entrare in città senza problemi e minacciare le serve innocenti del lord locale fino a bruciarlo vivo cercando di catturarlo...

Il risultato è che l'ufficiale aveva ragione, Roran aveva torto marcio ma la mano di Paolini ha salvato la situazione.

 

"Se non ve ne andrete subito mi arrabbierò e userò la mia magia!

Cosa? Non siete orsetti primitivi ma soldati che sanno cos'è la magia?

Oh, santo cielo! Sono spacciato!"


 

Serviva in questo romanzo qualche personaggio importante dalla parte dei buoni che facesse proposte sbagliate. Giusto per il gusto di farlo confutare dagli altri, o anche solo per cercare di spiegare le scelte dell'esercito dei Varden attraverso un confronto con le posizioni avverse. Va benissimo. Passando in rassegna i comandanti, se si facesse con un nano, un urgali o un elfo l'autore sarebbe tacciato di razzismo. Tanto più che Orik è amico di Eragon (anche se la sua utilità si riduce al fare palle di fango), Nar Gazvog è solo un fiero guerriero (nel senso in cui dice onore una volta ogni due parole) e Islandazi è pur sempre la madre di Arya. Resta libero solo Orrin, che da simpatico governante tranquillo e alchimista si trasforma in un arrivista intrattabile.

Il confronto inevitabile tra il contadino geniale e il re incompetente si realizza durante l'assedio finale ed è inutile dire per chi tifi l'autore. Orrin propone di mandare un ambasciatore da Galbatorix. Roran si infuria e gli risponde per le rime, dicendo che Galbatorix li considera solo delle formiche, che non concederà mai nulla e che se solo si azzarda a mandare un ambasciatore lo ucciderà con le sue mani prima che lasci l'accampamento. La furia del re a nulla vale nello smuovere il saggio contadino dai suoi intenti. Viva la sapienza riposta agricola e abbasso le sciocche etichette aristocratiche che hanno solo portato il paese alla rovina!

Peccato che a conti fatti ci si chiede: che sta dicendo Roran?

Mandare un ambasciatore dal punto di vista della battaglia non farebbe differenza: se Galbatorix considera i suoi nemici delle formiche rifiuterà qualunque ambasciata. Quindi che parta o che non parta all'alleanza ribelle non cambia nulla. Al massimo la differenza si noterà quando avrai distrutto una città e massacrato a decine i suoi padri di famiglia senza neanche aver proposto una resa. Allora sì che i cari cittadini di Uru'baen ti obbediranno...


 

E questo ricollega il tutto alla perversa visione etica che definirei buonismo eragonico-roranico. Uccidere migliaia di uomini obbligati a servire Galbatorix è un male necessario. Però sgridare una bambina (che tu stesso hai maledetto!) solo perchè ha rifiutato di unirsi ad una spedizione militare suicida (durante la quale, in mezzo a troppi dolori che non avrebbe potuto evitare, avrebbe sofferto terribilmente e vomitato tutto il tempo!) è cosa buona, giusta e dovuta.

Contemporaneamente mettere in pericolo la vita di un bambino (che non hai mai visto prima e che non hai di certo maledetto!) sarebbe sbagliatissimo anche se ciò servisse ad uccidere Galbatorix in persona...


 

Ci si potrebbe trattenere più a lungo su tutto ciò che accade fin qui ma è ora di passare alla battaglia finale: la capitale dell'Impero ha mura alte trecento piedi! Nota negativa sia per l'autore sia per il traduttore. Alte trecento piedi non vuol dire nulla: non credo che nessun lettore sappia farsi un'idea delle dimensioni effettive di qualcosa alto trecento piedi. Peggio ancora se nessuno te lo traduce: ricerca con google, un piede sono circa trenta centimetri, calcolatrice alla mano trecento piedi sono novanta metri. Compiango coloro che hanno la casa troppo vicina alle mura!

In ogni caso per prendere una fortezza dalle mura alte novanta metri serviranno torri d'assedio alte novanta metri, e difatti sono immense, le ruote a detta di Roran hanno un diametro di sei metri! Il dubbio sovviene ricordandosi qualche scena di battaglia del Signore degli Anelli... anche tralasciando come qualcuno sia riuscito a costruirle e tralasciando anche il perchè Galbatorix non abbia mandato nessuno a distruggerle con un semplice incendio... come si muovono? Perchè in Eragon non ci sono animali sovrannaturali di stazza sufficiente a muovere un simile affare... eccetto i draghi, ma di certo Saphira non è addetta al trascinamento delle torri d'assedio... neanche gli urgali più grossi sarebbero sufficienti a spostare affari così grossi... e allora come si muovono? Con la magia? Impossibile, per fare una cosa con la magia si impiegano le stesse energie che si userebbero per farla normalmente.

Non preoccupatevi. Dopo qualche decina di pagine vedrete delle catapulte talmente sincronizzate e talmente precise da colpire a ripetizione un singolo bersaglio a cavallo tirando da oltre le mura da novanta metri. Ne Le Cronache del Mondo Emerso colpivano i draghi in volo. Niente di cui stupirsi.

Mentre Roran punta a colpire il nucleo della Morte Baerst scatenando una reazione a catena che sconfigga le armate dell'Impero nella stanza di Galbatorix si consuma il tanto agognato scontro finale.

 

Questa scena c'è nel libro. Leggere per credere
 

Galbatorix. Ha un nome ridicolo, sembra il cugino di Asterix, ma sono quattro libri che resta nell'ombra, preannunciato da infiniti discorsi sul suo potere... così come il suo drago Shruikan, così grande che Paolini non prova neanche a darne le misure. Così grande da coprire ampi spazi di stelle, così grande da coprire molte torce di Uru'baen... è “troppo grande”. Il lavoro fatto sulla preparazione degli antagonisti funziona, così come funziona Galbatorix sulla scena, tanto che l'autore si dimostra fin troppo bravo a farlo passare da momenti di eccelsa retorica a momenti di demente follia. Fin troppo demente, oserei dire. In ogni caso è un antagonista coi controfiocchi, potentissimo. Troppo potente. Il problema della maggior parte degli autori: si gonfia a tal punto di potere un antagonista che si finisce per non sapere più come gestirlo.

Il primo a protestare è Eragon: come un giocatore di 5° livello di fronte a cui il DM ha appena messo un balor si mette a frignare dicendo che non è giusto.

A tal punto lo scontro decade e il tutto si risolve miseramente.

Faccio solo notare, senza aggiungere altro, che il potere che Oromis aveva insegnato ad Eragon verso la fine di Eldest proprio per uccidere Galbatorix non appare da due libri e non viene usato neanche qui. Totalmente dimenticato dall'autore e dal personaggio.

 

PIAGNUCOLI COL MASTER

Giocabile solo se non sei il personaggio di livello più alto

oppure se sei pari al giocatore di livello più alto

AVANZI DI LIVELLO

 

Spesso si accusano gli autori di concludere troppo in fretta le loro opere. Perchè non dilungarsi un po' di più sugli avvenimenti successivi allo scontro finale? Questo libro fornisce la risposta.

Il libro contiene infatti oltre cento pagine in cui sistemare le cose. Niente festa finale ballando le danze tradizionali della luna boscosa di Endor, dopo che l'anello è stato gettato nel Monte Fato è bene far vedere cosa accade alla Terra di Mezzo e a Frodo.

Le ultime cento pagine distruggono il poco di buono che c'era stato nelle precedenti, facendo compiere al protagonista e ai suoi comprimari scelte inutili, ingiustificate e penose che lasciano solo l'amaro in bocca al lettore. Sembra che le profezie di Angela debbano avverarsi solo perchè così vuole l'autore. O perchè Angela ha minacciato i vari personaggi di picchiarli a sangue se non fanno sì che le sue predizioni si avverino. Le motivazioni sono inconsistenti. Il risultato è pessimo.

Perchè ve lo dico? Perchè non sapendolo in anticipo tali pagine sono indigeste. Andando premuniti ci si accorge che, nonostante siano farcite che peggio non si potrebbe, sono più scorrevoli delle precedenti. Le più leggibili del romanzo dal punto di vista della storia, le peggiori dal punto di vista delle scelte dell'autore.

 

Riconoscete la scena? Non l'ho messa per caso...
 

Come mai tutto questo? La risposta è una sola, contenuta nei ringraziamenti. Paolini non vuole lasciar andare la sua gallina dalle uova d'oro. Ora gallina con le uova d'oro è un'espressione da prendere con le pinze, dal momento che molti elementi spingono a far dubitare che, sparita anche la campagna portata avanti dal fallimentare film del 2006, Brisingr e Inheritance abbiano venduto quanto i primi due. In ogni caso è indubitabile che un romanzo di Paolini ambientato nell'Alagaelassia avrebbe molte più speranze di vendere rispetto a un romanzo fantasy ambientato chissà dove. Paolini pensa a un nuovo libro. Con altri personaggi e altre storie. Però pensa a un nuovo libro e un finale sensato sarebbe stato scomodo per la sua realizzazione... Perchè sarebbe stato scomodo lo lascio scoprire a voi.

Dopo Inheritance un nuovo cavaliere dei draghi alzerà la spada contro le nuove forze del male?

O forse ci ritroveremo con una trilogia/ciclo di prequel partendo da La Minaccia fantasma?

Solo il tempo potrà fornirci le risposte...

Commenti   

 
# luskark 2011-12-16 16:30
Per discutere del finale del libro per chi lo avesse letto
(ovviamente usando in caso la funzione spoiler)
http://www.5clone.com/forum/viewtopic.php?p=380676#p380676


Per discutere dei primi due libri
www.5clone.com/forum/viewtopic.php?f=71&t=3270

Per parlare della trilogia/ciclo dell'Eredità
www.5clone.com/forum/viewtopic.php?p=127324#p127324

Per parlare del film
www.5clone.com/forum/viewtopic.php?p=80585#p80585

Per una parodia di Eragon
www.5clone.com/forum/viewtopic.php?f=92&t=13019

P.S: ringrazio mia sorella per avermi fatto notare il parallelismo coi Pokémon :-)
 
 
# flick 2011-12-20 09:36
Citazione:
Eragon parlò col cuore in mano, le parole gli vennero da sole e convinse tutti
:o No, no, no, no, E POI NO!!!! *scaglia via Inheritance nel cumulo di manual D&D 4° edizione*

Uno scrittore deve mos trare, non rac contare. Un romanzo riporta esclusivamente parole scritte, tranne per la copertina. E la copertina mi mostra solo la testa di un drago, non le parole che gli escono dalla bocca :-x Voglio dire: che cosa dice di così importante ed emozionante? E in che cosa riesce a convincere tutti? La cosa mi suona abbastanza ambigua....
 
 
# luskark 2011-12-20 23:42
Cito le parole esatte per non essere tacciato di ambiguità

"Fino all'istante prima di aprire la bocca, Eragon non sapeva che cosa avrebbe detto. Una volta iniziato, però, le parole parvero uscirgli da sole, ma era così teso che in seguito non avrebbe ricordato nulla"
(Inheritance pagina 395)

A cui seguono descrizioni di reazioni del pubblico (soldati che si esaltano, si deprimono e si riesaltano). Il fatto che Eragon si ricordi poco mi sembra una scusa un po' troppo facile per cavarsela...

Onnipresente il saggio consiglio di Roran
"Parla chiaro, sii schietto e qualunque cosa ti passi per la testa, tieniti i tuoi dubbi per te. È questa la maniera per conquistarli"
 
 
# flick 2011-12-28 10:27
 
 
# flick 2011-12-20 09:45
Altro punto:

Citazione:
E questo ricollega il tutto alla perversa visione etica che definirei buonismo eragonico-roranico. Uccidere migliaia di uomini obbligati a servire Galbatorix è un male necessario. Però sgridare una bambina (che tu stesso hai maledetto!) solo perchè ha rifiutato di unirsi ad una spedizione militare suicida (durante la quale, in mezzo a troppi dolori che non avrebbe potuto evitare, avrebbe sofferto terribilmente e vomitato tutto il tempo!) è cosa buona, giusta e dovuta.
Perché mi viene in mente questo (http://www.5clone.com/forum/viewtopic.php?f=25&t=17082&hilit=un santo non proprio buono#p346181)? :dry:
 
 
# luskark 2011-12-20 23:44
Il buono senza senso è tipico... e non ho citato altri atteggiamenti.. . tipo tirare la coda a un gatto parlante (che ti sta aiutando!) solo perchè ti ha già detto tutto ma per te è troppo poco... :s

Comunque ho trovato una citazione pertinente in questi ultimi giorni

"Si facciano cento e più abbozzi di novelle, nessuno lungo più di due pagine, ma talmente chiari che in essi ogni parola sia necessaria; si scrivano ogni giorno aneddoti finchè non si sia imparato a trovare la loro forma più pregnante ed efficace; non ci si stanchi mai di raccogliere e delineare tipi e caratteri umani; soprattutto, si racconti il più spesso possibile, e si ascolti il più possibile, e si ascolti raccontare, aguzzando occhi e orecchie per cogliere l'effetto sui presenti; si viaggi quanto un pittore di paesaggi o un disegnatore di costumi; si estragga dalle singole scienze tutto ciò che, se ben rappresentato, produce effetti artistici; ...
 
 
# luskark 2011-12-20 22:14
si rifletta infine sui motivi delle azioni umane, senza sdegnare alcuna indicazione per saperne di più, e si faccia notte e giorno collezione di tali cose. In questo molteplice esercizio si facciano passare una decina d'anni; ma quello che allora si creerà nell'officina, potrà anche uscire alla luce del sole. - Come fanno invece i più? Non cominciano con la parte, ma con il tutto. Forse una volta hanno la mano felice, destano attenzione, e da allora fanno cose sempre peggiori, per buoni e naturali motivi. -"
(Nietzsche, Umano troppo umano I, aforisma 163, intitolato "la serietà del mestiere" )
 
 
# kenshi 2012-02-11 19:50
Commento solo per dire: OTTIMA OTTIMA OTTIMA recensione. Ho pensato esattamente le stesse cose durante la lettura.
Ammetto che de "Il Ciclo dell'Eredità" salvo il primo libro...e mezzo (a voler essere buoni).
 

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