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Le Cronache di Folgoluce - La via dei re

  Titolo: La via dei Re
  Genere:
Fantasy
  Editore:
Fanucci Editore
  Autore:
Brandon Sanderson
  Anno:
2011
  Formato:
 1146 pagine
  Prezzo:
30,00 euro

 

 

 

 

 

Quando Robert Jordan, autore della Ruota del Tempo, avendo previsto la sua prematura scomparsa, designò Brandon Sanderson per concludere il suo lungo ciclo di romanzi, la Fanucci, casa editrice italiana per la pubblicazione della serie di Jordan, pensò bene di portare in Italia la trilogia che aveva determinato questa scelta (Mistborn). Ora, avendola conclusa, nel dicembre scorso ha portato in Italia il primo romanzo della decalogia a cui stava lavorando Sanderson (e a cui, a quanto pare, tornerà a lavorare) prima di essere contattato per concludere il ciclo di Jordan.

La prima impressione, concluse le 1137 pagine, è che chi temeva che, finita la Ruota del Tempo, le buone serie di “mattoni” fossero finite potrà comunque avere qualcosa di valido da seguire.

 

Sanderson ha imparato bene la lezione di Jordan e, allo stesso modo de L'Occhio del Mondo, il libro inizia con un prologo ambientato quattromilacinquecento (e sei) anni prima degli eventi del primo volume, che resta incomprensibile anche dopo aver letto il libro. Probabilmente bisognerà aspettare i successivi per avere maggiori indizi.

Si prosegue con un prologo ambientato sei anni prima degli effettivi scenari presenti nel libro. L'assassinio del re di Alekhtar narrato dal punto di vista dell'omicida designato. Anche in questo caso gli eventi restano di difficile comprensione al lettore, appena iniziata l'opera, ma saranno già molto più chiari entro la fine della lettura, quando i risultati dell'omicidio avranno già preso forma negli anni successivi e avranno influito sulle vite di molti dei protagonisti.

Arrivando finalmente alla prima parte ci troviamo su un campo di battaglia con un giovane soldato affidato alla squadra di un capitano molto stimato dai suoi uomini. Secondo capitolo: sei mesi dopo quel personaggio è morto, tutta la squadra è morta... e il capitano è in prigione con un marchio da schiavo sulla fronte.

 

La Via dei re è un libro che si disvela a poco a poco. Il tutto è narrato dal punto di vista di vari personaggi e quindi sarebbe insensato che loro tentassero di spiegare le cose al lettore: è quando si troveranno nella condizione di dover palrare di determinati argomenti che finalmente anche chi legge verrà a conoscenza del significato di parole o di termini utili che fino ad allora erano rimaste vuote. Attraverso questo e una ventina di illustrazioni esplicative presenti all'interno del romanzo.

 

Molto resta ancora da svelare... ma siamo a un libro su dieci...

 

Shallan è ciò che più si avvicina al “personaggio in formazione” che del mondo non sa troppo e attraverso cui quindi il lettore potrà tentare di capir qualcosa, simile per vari aspetti alla Vin di Mistborn (gli altri due protagonisti sono infatti dei “veterani”). Con una differenza: Shallan, seppur ignorante sotto molti aspetti, è comunque una luminobile, categoria di persona ben diversa dalla ladruncola cresciuta per strada o dal contadino che nulla sa di ciò che c'è al di fuori del suo villaggio. Seppur ingenua si intende un minimo di macchinazioni, e per risollevare la sua casata ne ha in mente una a dir poco audace: farsi prendere come allieva dall'eretica Jasnah, approfittarne per rubarle l'animutante (un artefatto magico molto prezioso) e rivenderlo. Dovendo in ogni caso imparare storia, geografia e tradizioni per potersene poi in caso andare senza lasciare sospetti, fornisce un'ottima finestra sul mondo, anche se non mancano, neanche nel suo caso, risvolti di azione che cadono come fulmini a ciel sereno durante la lettura, in mezzo a dialoghi molto interessanti tra lei e Jasnah o tra lei e il devoto Kasbal, interessato a tentare di redimere l'eretica maestra.

Di Shallan manca in questo libro un vero e proprio background, anche se poche parole verso la fine aprono a prospettive per cui leggerlo potrebbe essere molto interessante.

 

 

La protagonista di Mistborn

 

Colui di cui invece viene svelato per intero il passato, anche se a poco a poco durante il libro con capitoli appositi, partendo da alcune vicende infantili per concludere con le motivazioni che l'hanno portato alla vicenda in cui si trova, è l'ex-capitano Kaladin, passato in sei mesi da promettente ufficiale dell'esercito a schiavo. Quando le vicende cominciano ad essere narrate dal suo punto di vista lui è già schiavo e ha perso la voglia di vivere. Ma a lui, cosa estremamente rara, comincia a legarsi un piccolo spiritello femmina (un ventospren), alla ricerca progressiva di una memoria e di un'individualità (e che contribuisce anche ad alleggerire la tensione): la sua comparsa cambierà a poco a poco il modo di essere di Kaladin...

Il personaggio che sotto questo punto di vista viene più in mente leggendo le vicende di Kaladin è il Gatsu di Berserk. Entrambi vittime di un passato orribile, entrambi accompagnati da uno spiritello strano. Con una differenza fondamentale: Gatsu è già un personaggio fatto e formato ben prima di incontrare Pak. Ha già preso la sua risoluzione in precedenza, è già deciso ad affrontare la Mano di Dio. In quel contesto l'elfo Pak finisce per essere una macchietta comica e un “aumento di Pak” porta alla snaturalizzazione di un personaggio già ben formato di suo e ad un progressivo peggioramento della storia.

Kaladin non è un personaggio compiuto. Nel momento in cui incontra Syl è un personaggio perso, disperato, senza futuro. Il suo incontro con Syl sarà una molla, e durante il libro assisteremo al progressivo risollevarsi da un pessimo passato proprio attraverso il ruolo meno allettante che una persona potrebbe desiderare ad Alekhtar: il pontiere.

 

Gatsu e Pak (Berserk)

 

Sei anni dopo l'omicidio del re è ormai in corso una guerra di vendetta sulle Pianure Infrante, così chiamate a causa degli immensi crepacci che le caratterizzano. Una guerra simile spinge ad utilizzare dei pontieri che consentano ai soldati di passare i dirupi, solo che, per questo ruolo vengono utilizzati uomini deboli, poco addestrati e completamente disequipaggiati. La verità è che, a loro insaputa, questi pontieri sono vera e propria carne da macello. La maggiore utilità di questi schiavi e prigionieri spediti sulle Pianure è quella di attirare le frecce che altrimenti sarebbero destinate agli altri soldati. Fare il pontiere equivale ad una vera e propria condanna a morte, è raro che qualcuno sopravviva per più di due settimane.

E in questo, più che il Gatsu di Berserk, Kaladin potrebbe ricordare ai lettori il Gladiatore di Russel Crowe, solo messo in una situazione ancora peggiore e un po' meglio analizzato. Entrambi sono stati ufficiali a dir poco eccelsi, combattenti in corpo a corpo fuori norma e comandanti estremamente carismatici. Ma Kaladin non ha dalla sua il pubblico del Colosseo, non ha gli applausi a poterlo aiutare. Ciò che lo circonda sono solo gli altri pontieri, e tra il pubblico dei nobili la miglior prestazione che ci si aspetta da lui non è vincere, ma morire. Ad un pontiere non è richiesto ingegno, non è richiesta preparazione, non è richiesta strategia. Rischierebbe di capire ciò che gli sta accadendo attorno, di comprendere la situazione in cui è stato messo. E di non prendersi le frecce al posto degli altri soldati. Dal punto di vista del suo ruolo, quindi, le sue capacità non sono un vanto per chi lo osserva, ma un difetto.

 

 

Dura continuare a combattere quando nessuno urla "Ispanico!"
 

Dai ponti alle tende degli altiprincipi. Sotto queste due prospettive si dispiegano le battaglie. Kaladin si trova al punto più basso dell'esercito, Dalinar Kholin è il fratello del re precedente, zio di quello attuale e, forse, (almeno in passato) miglior stratoguerriero di Alekhtar.

Se qui si dovesse prendere un personaggio ben noto di riferimento, il primo nome che mi viene in mente è quello di Eddard Stark de “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin. Ambedue raffigurano un ideale di cavaliere perfetto, estremamente onorevole e legato alle giuste tradizioni, estremamente benvoluto dai sottoposti ma poco simpatico ad altri nobili per cui un tale esempio di virtù e di incorruttibilità risulta fastidioso. Aggiungo che entrambi sono combattenti eccelsi e che sono poco capaci nei giochi delle casate (o giochi di troni che dir si voglia). Nulla di strano, si intenda, è un topos della letteratura cavalleresca.

Ma anche qui ci sono delle differenze interessanti: Dalinar non è un personaggio compiuto. Lo era, forse, ma le circostanze stanno producendo in lui grandi cambiamenti. Dalinar ha delle visioni, ma non sa se siano solo illusioni o se vengano dal Folgopadre in persona. Non ha una casa e una moglie a cui ritornare, per lui non esiste una Grande Inverno. Il suo posto è lì, accanto al suo re, giovane, inesperto e paranoico, e accanto ai suoi figli, visto che tutta la nobiltà di Alekhtar si è spostata sui campi delle Pianure Infrante. Di sua moglie (per motivi che vengono solo fatti intuire vagamente) ha ormai perso i ricordi, il che gli lascia aperte possibili relazioni amorose.

Per di più non è sempre stato un uomo virtuoso, anzi fino a sei anni prima non disdegnava l'idea di ubriacarsi (non è nato uomo del Nord, per dirla coi termini di Martin). L'ultimo messaggio lasciatogli dal fratello, “segui i codici”, l'ha profondamente cambiato. L'ha portato a riscoprire gli antichi codici dei guerrieri e a tentare di seguire la Via dei Re, un antico trattato di filosofia politica.

In contrasto con tutti gli altri luminobili e altiprincipi.

 

 

Eddard Stark (Le cronache del ghiaccio e del fuoco)
 

Per descrivere appieno l'ambientazione in cui i personaggi si muovono le informazioni date dal libro sono ancora troppo poche. Basti pensare che quasi niente si vede al di fuori dalle Pianure Infrante e dalla città di Kharbranth, porzioni minuscole della mappa di Roshar presentata all'inizio del libro. Qualche capitolo negli interludi è ambientato in altre parti del mondo ma (probabilmente) i personaggi che li ospitano ritorneranno dei libri successivi: difficile leggerli attentamente quando si è presi dalla voglia di scoprire cosa accada ai protagonisti già presentati.

Per quanto riguarda gli elementi fantasy presenti all'interno del libro, si può parlare più di oggetti magici che di magia vera e propria. Le Stratolame e le Stratopiastre, oggetti estremamente rari (ce ne saranno una ventina in tutta Alekhtar), rendono colui che le usa capace di distruggere da solo un intero esercito. Sempre che qualcuno non ti faccia cadere. Per questo motivo secondo le leggi di Alekhtar chiunque uccida uno stratoguerriero in duello (senza stratopiastre né stratolame) può di diritto appropriarsene.

Le parti finali fanno che forme di magia qui appena accennate faranno una comparsa insistente nella storia già a partire dal libro successivo, e le appendici fanno capire che Sanderson non ha perso la (buona) abitudine di dare ai poteri una forma “quasi scientifica” in uno schema funzionante, con tanto di collegamenti a gemme, essenze, elementi focali e numeri...

 

 

Roshar

 

L'edizione è motivo di vanto per la Fanucci. Il prezzo non è troppo elevato (rispetto ad altri libri di eguali dimensioni pubblicati dalla stessa casa) per un libro con copertina rigida, sovracopertina e quattro immagini a colori. Solo a vedersi fa già un'ottima impressione.

Nonostante l'italiano non si adegui molto come lingua a parole composte, la traduzione riesce a rendere termini inventati in tal modo senza farli suonare ridicoli.

C'è invece una piccola svista nel modo in cui la tavola dei contenuti non rispecchi talvolta i titoli di tali contenuti all'interno del libro. Tra l'altro sarebbe stato utile un indice di tali contenuti. Visto che non è stato fornito perlomeno io, per perdermi di meno all'interno della lunga opera, me lo sono fatto da me e lo riporto qui sotto in commento, per coloro a cui servisse.

Brandon Sanderson conclude i ringraziamenti “dedicando un momento alla straordinaria copertina di Michael Whelan”, illustratore che Sanderson ammirava fin da bambino, visto che furono proprio le copertine da lui disegnate a spingerlo a leggere fantasy. E io ringrazio la casa editrice italiana per aver utilizzato la stessa copertina anche nella versione che possiamo avere noi tra le mani.

 

 

La copertina di Michael Whelan

 

In conclusione, un'opera fantasy che apre a larghi orizzonti e di cui si attendono con interesse gli sviluppi e i seguiti, sulle orme di Jordan e come crescita (ma anche proseguimento) rispetto a Mistborn. L'unica pecca è non sapere quanto dovremo attendere per la lettura del seguito. La fine della Ruota del Tempo è programmata per gennaio 2013. E, nonostante Sanderson sia noto per la capacità di lavorare a più libri contemporaneamente, non so quanto ci vorrà per vedere il secondo libro delle Cronache di Folgoluce.

 

Commenti   

 
# luskark 2012-03-25 15:36
ILLUSTRAZIONI

Mappa di Roshar p.10
Mappa delle Colline Indipendenti e Alethkar p.18
Bozzetti di Shallan: Anguille celesti p.64
Mappa del deposito di legname p.102
Bozzetti di Shallan: Chull p.160
Mappa originaria delle pianure inrante p.204
I codici di guerra alethi p.272
Campi militari alethi p.350
Immagine storica di un granguscio p.396
Mappa di Kharbranth p.512
Mappa di Quattro Città, dalla dimostrazione di Kabsal p.564
Bozzetti di Shallan: Scistoscorza p.610
Bozzetti di Shallan: Ascigugi p.658
La storia dell'uomo p.694
Bozzetti di Shallan: Litobulbi p.775
Taccuino di Navani: Uno p.862
Bozzetti di Shallan: Piante p.892
Taccuino di Navani: Due p.971
Dettaglio dell'Altopiano della Torre p.1012
Rilievo di Nalan'Elin p.1072
 
 
# luskark 2012-03-25 15:37
CONTENUTI

Preludio a Le cronache di Folgoluce p.13
Libro uno: La via dei re p.17
Prologo: Uccidere (Szeth) p.19
Parte uno: Sopra silenzio (Kaladin - Shallan) p.35
Interludi (Ishikk - Nan Balat - Szeth) p.185
Parte due: Illuminati tempeste (Dalinar - Kaladin - Adolin) p.203
Interludi (Baxil - Geranid - Szeth) p.795
Parte quattro: Tempeste illuminano (Dalinar - Kaladin - Adolin - Navani) p.815
Parte cinque: Silenzio sopra (Shallan - Dalinar- Kaladin - Szeth - Arguzia) p.1095
Epilogo: Di maggior valore p.1133
Nota Conclusiva p.1138
Ars arcanum p.1139
 

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