Il 5°Clone



Verso i Kaladrun



Verso i Kaladrun
Di Babas

SWIFT WATER - L'appuntamento è per il tardo pomeriggio nella cantina segreta della locanda di Snorri. Gimpel ci aspetta per abbreviare il nostro viaggio verso i monti Kaladrun. Morris non verrà con noi, la Resistenza e Tomas Baden hanno bisogno di lui altrove. Senza di lui e in terre sconosciute ci sentiremo più soli e fragili. Farà freddo. Tant'è. Un virile congedo e la speranza che l'arrivederci non si riveli un addio.

Gimpel estrae la pergamena dall'astuccio di cuoio. Ci dice che per gli astirax sarebbe come melassa per le mosche, ma qui sotto è sicuro. Forse. Solo il nome di quelle bestie mi gela il sudore nella schiena. Meglio non pensarci, quell’incontro sfiorato a Baden’s Bluff mi è bastato e mi è avanzato. Ci fa disporre in cerchio e ci dice di rimanere in contatto fra noi. Dice che sarà strano e che avremo mal di stomaco. Se è solo questo ne abbiamo passate di peggio. Comincia a leggere. Parole che hanno un suono strano, come di epoche lontane. Comincio a sentire una specie di capogiro, i volti dei miei compagni sembrano deformarsi e come sbiadire. Un vortice di innaturale violenza mi risucchia e mi fa perdere i sensi.

Riapro gli occhi sul solito cielo grigio come il ferro. Fa un freddo cane. Mi rialzo. Vomito. Si rialzano anche gli altri. Davanti a noi montagne altissime a perdita d'occhio. I Kaladrun. I racconti dei vecchi non rendono giustizia allo spettacolo. Toglie il fiato. A vedere queste cose non riesco neanche a odiare l'Eredane per la terra di lacrime e sangue che è. La foresta di Erethor, le praterie delle Westlands, queste montagne… Chi le ha create doveva essere grande e potente. Anche più di Izrador. Doveva essere un posto migliore dove vivere, una volta.

L’Erunsil è già al lavoro. Scruta l'orizzonte, appoggia l'orecchio al suolo, esamina il terreno. Il posto che cerchiamo si chiama Calador ed è da qualche parte in mezzo a quelle montagne. Vicino a una cascata ci dovrebbe essere l'imbocco di un sentiero che conduce alla città dove vivono i nani e quel loro comandante che dobbiamo incontrare. I nani. Chissà come sono. Ma è già sera. Meglio accamparsi. La vegetazione è scarsa nella grande piana sassosa in cui ci troviamo. I pochi alberi sembrano bruciati dal gelo. Ne troviamo uno abbastanza grande da offrirci riparo. Buon posto per fermarsi. Il pasto è meno magro del solito. Il formaggio duro preso da Snorri e le patate scaldate sulla pietra dell’elfo ci mettono quasi di buon umore. Tytir continua a non capacitarsi delle meraviglie che ha visto. In poche settimane più che in tutta la sua vita. Il mare di Pelluria, i monti Kaladrun, gli elfi…Ian affila la spada mentre comincia il primo turno di guardia. Il vento sferzante porta strani echi, come di tamburi lontani e di grida selvagge. Si direbbe che incanalandosi nelle gole montane trasporti il ricordo di suoni antichi. La nostra missione è come quelle montagne. Troppo grande per noi. Eppure dentro quella piccola scatola c’è qualcosa di così importante da poter cambiare il corso della guerra con l’Ombra. Tomas Baden non è uno che parla tanto per fare. Gli credo. Porterò quella cosa ai nani, fosse l’ultima cosa che faccio.

Partiamo che albeggia appena. Tingol trova un corso d'acqua. Lo seguiamo, infilandoci in una gola. Ci siamo. Seguiamo lo stretto sentiero che costeggia il fiume per qualche ora. Nessun segno di vita. Il vento ulula sempre di brutto e i suoni di tamburi sembrano più vicini. Da lontano scorgo una grotta sulla parete alla nostra sinistra, sull'altra sponda del fiume. L'entrata è marcata da un imponente arco in pietra. Dev'essere opera dei nani. Lo pensiamo tutti, in qualche modo con sollievo.

Il sentiero si fa sempre più tortuoso. Tingol si ferma a una svolta e ci fa un segno. Il fragore dell'acqua è molto più forte. La cascata è vicina. L'elfo non si sbaglia. La vediamo rovesciare acqua su una grande polla, Su entrambe le rive ci sono costruzioni diroccate. Una a pianta circolare sembra ancora in buone condizioni. C'è anche un ponte in pietra che scavalca il fiume. C'è anche qualcuno al di là del ponte. La nostra solitudine è finita.

Orchi. Una dozzina. E bene armati. Alcuni hanno indosso l’emblema di Izrador. Per fortuna siamo ancora fuori vista. Ci ripara la parete rocciosa. Dobbiamo scalarla fino alla cima per vedere meglio. Vado per primo, ho la corda e il rampino. Raggiungo la cima e aiuto gli altri a salire. Si vede bene da lì. Sembra che abbiano fatto bottino, gli orchi. Trasportano sacchi e un animale incaprettato. No. Non ha la pelle, ma non è un animale. Stanno per attraversare il ponte. Scorgo anche l'imbocco di un sentiero alla sinistra della cascata. Forse è quello che porta a Calador. Ma è solo un attimo. Là sotto succedono cose. Dall'edificio circolare escono due figure. Urlano da scuotere le montagne e si scagliano contro gli orchi. Sembrano due uomini molto bassi e molto grossi. Leve corte ma muscolose. Dei volti quasi non si distinguono i tratti tanto sono lunghi i capelli e le barbe. Sono pesantemente corazzati. Un'ascia e un grande martello sono le loro armi.

Nani. Due furie scatenate. Gli orchi sono colti di sorpresa, ma sono dodici contro due. Solo tre archi fa sarei rimasto a godermi la scena, aspettando il momento buono per andare a ripulire i cadaveri. Ora è diverso. Devo aiutarli. Gli altri sono con me. Tendiamo gli archi e miriamo a quelli che hanno già attraversato il ponte. Ne feriamo un paio. Loro riparano precipitosamente sotto il costone roccioso. Così sono fuori tiro. Quelli ancora al di là del ponte arretrano incalzati dai nani, ma sono troppo lontani. Bisogna scendere.

Tingol è il primo a ingaggiare in mischia gli orchi. Combatte con quei suoi strani pugnali storti. Ian lo segue e se ne trova subito quattro addosso. Lavoro per la sua spada. Tytir fa assaggiare la durezza delle sue nocche agli orchi. La mia spada corta regge il primo cozzo col vardatch. Parato il colpo, rispondo affondando la lama nel fianco scoperto. Cade a terra contorcendosi per il dolore. Sono grandi e grossi, ma lenti.

Di là dal ponte non va per niente bene. Sono rimasti solo due orchi, ma è comparso un essere gigantesco. Ha tratti umanoidi, ma è tutto di pietra, pietra grezza. Si direbbe che un pezzo di montagna si sia staccato e abbia sviluppato mani e piedi. Dietro di lui intravedo un uomo a cavallo con un mantello. I pugni della creatura sono come giganteschi magli che si abbattono sui nani. Eppure loro non arretrano di un passo. Tentano anche di contrattaccare. Mai visto un coraggio così.

Tingol è ferito, anche Tytir sanguina ma due orchi sono già a terra e un terzo li raggiunge dopo che il fendente di Ian gli spicca di netto la testa dal collo. Ora il gigante di pietra ha finito con i nani e sembra interessarsi a noi. Sta già attraversando il fiume. L’uomo a cavallo lo guida. Ian è troppo vicino e ha ancora due orchi addosso. Ci urla di correre su per il sentiero. La missione è più importante. Li rallenterà lui. Tingol mi trascina via a forza mentre osservo come paralizzato Ian incassare il colpo di un orco. Giurerei che stia sorridendo. Amico mio.

Corpi a terra. Sangue. Fa freddo. Mi si gelano le lacrime negli occhi. Corro.

La cascata continua a scrosciare come nulla fosse.

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