Il 5°Clone



47 Ronin

 

Regia: Carl Rinsch
Cast: Keanu Reeves, Cari-Hiroyuki Tagawa, Hiroyuki Sanada, Kou Shibasaki, Rinko Kikuchi
Genere: Azione, Fantasy
Produzione: H2F Entertainment, Mid Atlantic Films, Moving Picture Company, Stuber Productions
Data di uscita italiana: 13 marzo 2013
Durata: 1,58 ore
Nazione: USA

 

Il cinema giapponese e il cinema americano hanno sempre vissuto di compenetrazioni e reciproci tentativi di avvicinamento e talvolta persino plagio più o meno dichiarato. Akira Kurosawa costruì guardando western i suoi primi film di samurai che a loro volta tornarono poi in negli Stati Uniti sotto forma di “remake” americani. “I magnifici sette” presi pari pari da “I sette samurai” e “Guerre Stellari” da “La fortezza nascosta”. Sul fronte dell'animazione Ozamu Tezuka imparò a disegnar gli animali dai film disneyani, che a loro volta presero il suo Kimba e ci fecero sopra “Il Re Leone”.

Il Giappone non è solo il più occidentale tra i paesi orientali, non è solo il terreno ove vari generi sono quasi cresciuti fianco fianco a noi, è anche l'Altro, la terra del mistero, l'oriente che ci attira e che teniamo in buona considerazione. Non come una Cina o un'India nei confronti di cui la sopportazione sale e scende a seconda delle situazioni, ma la terra perduta di valore e di rispetto, il luogo dove un nazionalista come D'Annunzio avrebbe voluto volare prima o poi, l'unico posto al mondo per cui un ultraconservatore americano quale Frank Miller mostri profondo interesse.

47 ronin è un esperimento interculturale in cui il cinema americano sceglie come nuova ambientazione fantasy un Giappone Tokugawa colmo di streghe e di spiriti, ambientando lì un film che è chiaramente un fantasy americano che vuole prendere a modello una storia di valori molto giapponesi. Con quali risultati?

 

 

 

 

La storia realmente accaduta. Un daimyo è costretto al seppuku per aver risposto a tono all'offesa di un inviato dell'imperatore (Kira Yoshinaka). I quarantasette samurai, rimasti senza padrone, decidono di vendicarlo per poi consegnarsi alle autorità e praticare il seppuku essi stessi.

Versione cinematografica. Un bastardo mezzo-inglese mezzo-giapponese che si dice essere stato allevato dai demoni fugge dai boschi proibiti e si ritrova a vivere assieme agli altri samurai. Nonostante la sua abilità con la spada rimane in disparte e porta avanti una storia d'amore impossibile con la figlia del daimyo. Intanto Kira Yoshinaka trama con una strega per conquistare il Giappone intero e sarà grazie agli incantesimi di costei che il daimyo compirà l'offesa suicidifera. Il meticcio vien venduto come schiavo a fare il gladiatore, il capo dei samurai passa un anno di prigionia mentre gli altri vengono banditi. Al termine dell'anno la volontà del capo non è piegata e si parte alla ricerca dei samurai tutti per poter organizare un attacco al castello di Kira.

 

Poteva davvero esserci così tanto casino senza neanche un amore proibito?

 

La vera storia di valore giapponese che ci si vanta di voler narrare appare solo all'inizio e alla fine. Tutto il resto c'entra assai poco. Ma come ci si poteva aspettare altro?

La congiura con la strega e il mezzo-europeo (utile ad avvicinare il tutto al pubblico) sono tratti di cinema volutamente americano. La cosa sarebbe deprecabile se la stessa non accadesse anche sul lato opposto, con molti film prodotti in Estremo Oriente che seguono pari pari queste stesse logiche per poter poi esser venduti più facilmente ai nostri cinema.

Il risultato non può che esser quello che ci si sarebbe potuti aspettare. Un film americano in (ottimi) costumi giapponesi. Non tanto differente dalle armature medievali che indossano quando si dilettano in fantasy europei, anche se con una profonda differenza. Se nei confronti del Medioevo nostrano lo sguardo si rivolge ad un tempo oscuro e ignorante di cui si cerca un superamento, qui, nei confronti di questo Giappone delle tradizioni, si sente ben più forte un senso di mancanza e di aspirazione irraggiungibile. Questo è l'eroico passato coi cavalieri di grande onore, solo che nei nostri cavalieri e paladini si fa ben più fatica a credere. Ragion per cui altro non si può fare che spostare quel passato in terre di mezzo più appropriate o in un Giappone che riusciamo effettivamente a immaginarci come terra di “paladini” tutti legali fino in fondo (anche se non necessariamente buoni).

 

Un passato splendente e pulito, non come il nostro dove sembra che tutti gli spazzini siano in vacanza!

 

 

Per riuscire a mantenere tutto ciò la trama scricchiola più volte da tutte le parti.

Frattanto questo Giappone somiglia per molti tratti a concezioni a noi assai più vicine, in cui il soprannaturale è il mondo dei demoni, altro rispetto al mondo degli uomini, cosa assai più adatta ad un contesto monoteista rispetto al fervido e onnipresente immaginario politeista nipponico. Si colloca in questa prospettiva anche la strega, una sorta di Bellatrix Lestrange (Harry Potter) portata all'eccesso, specie nei rapporti con le ragazzine che le capitano sotto mano... All'inizio si trasforma in volpe ma verso il finale compirà azioni più simili a film disneyani.

Curiosa la presenza 300ica di stranieri vagamente mostruosi nella scena dell'arena olandese, scena che, fortunatamente, dura molto poco.

 

Se la volevano inquietante furono fin troppo bravi... prossima volta contenetevi pure di più

 

Lungi dall'essere il bruttissimo film che ci si potrebbe aspettare, 47 ronin si presenta come una buona visione per coloro che il Giappone lo apprezzano ma riescono a guardarlo attraverso occhi completamente altri (e in buona parte ignoranti) senza sentirlo come eccessivamente storpiato. Se le aspettative non sono troppo alte, l'azione è buona e le ambientazioni pure.

 

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