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I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda del Grande Tempio

Regia: Keiichi Sato
  Cast (doppiatori originali): Kaito Ishikawa, Kenji Aakabane, Kensho Ono, Nobuhiko Okamoto, Kenji Nojima
 Cast (doppiatori italiani): Ivo de Palma, Dania Cericola, Marco Balzarotti, Luigi Rosa, Andrea De Nisco, Tony Fuochi
 Genere: Animazione, mitologico, fantasy
Tratto dal manga di: Masami Kurumada
Produzione: Toei Animation
 Musiche: Yoshihiro Ike, Seiji Yokoyama
 Data di uscita italiana: 8 gennaio 2015
 Durata: 1,35 ore
 Nazione: Giappone

 

 

Tra i vari progetti nati per festeggiare un altro anniversario del successo di lungo corso dei Cavalieri dello Zodiaco (in originale Saint Seiya) si decise anche di replicare l’operazione Capitan Harlock, portando con la stessa grafica al cinema la parte del manga e dell’anime che maggiormente ha colpito il pubblico: l’ascesa alle 12 case e lo scontro tra cavalieri di bronzo e cavalieri d’oro. Una parte del manga che funzionò proprio in virtù del carisma di cui furono dotati i nove cavalieri d’oro (uno è morto e due non combattono) affrontati durante la scalata. Il film dura un’ora e mezza. Togliendo almeno un venti minuti per le presentazioni, e dividete il tempo rimanente per il numero di antagonisti coinvolti. Quanto carisma può sprigionare un cavaliere d’oro in… sette minuti sulla scena?

 

 

La trama è così adattata: una giovane ragazza scoprirà durante un viaggio in macchina di essere la reincarnazione della dea Atena, e che il suo gran sacerdote ha tentato di ucciderla da bambina, facendo passare colui che aveva scoperto le sue trame come un traditore e mettendole dunque contro tutta la forza dei cavalieri che dovranno difenderla. Dalla sua parte sono rimasti solo i cavalieri di rango più basso che, però, con la forza della giustizia dalla loro, riusciranno a dimostrare a farsi valere contro avversari capaci di muoversi alla velocità della luce.

La serie di partenza è un tipico manga anni ’80, colmo di sacrifici e scene tragiche. Solo in questo contesto possono funzionare degli antagonisti capaci di rimanere nel cuore degli spettatori ancor più dei protagonisti, grazie alla scissione che vivono in prima persona tra il dovere che li porta ad uccidere i personaggi principali e il rispetto che provano per questi ragazzi che sostengono con tanta fierezza le loro convinzioni. Sarà l’ingiustizia in cui tutti sono coinvolti a dare forza all’opera prima.

Negli anni che sono passati dalla pubblicazione originale sono tuttavia passate varie serie, la maggior parte delle quali trasposte in Italia. Da The Lost Canvas a Episode G, passando per Saint Seiya Omega, si è man mano notato come il pubblico abbia finito per preferire le serie che maggiormente si adattavano allo spirito rinnovato di una fumettistica shonen passata attraverso Dragon Ball e capace quindi di prendersi più alla leggera. Per essere più chiari Dragon Ball, nato come serie comica, ebbe un successo così travolgente da rivoluzionare il genere dei manga per ragazzi, passando quindi da serie intrise di tragedia (Kenshiro) a serie in cui la componente tragica si fa sentire ma in modo assai più leggero (One Piece e Naruto, per fare due esempi noti). Così le serie spin-off di Saint Seiya si sono man mano adattate a questo stile, spesso colpendo più le nuove generazioni (in Giappone) che quelle vecchie (di fan all’estero).

 


 

 

Si mescolino dunque ora due aspetti. Il primo, secondo cui le serie di Saint Seiya capaci di avere successo siano state solo quelle dotate di uno spirito più recente e il secondo, secondo cui sia assolutamente impossibile gestire una tragedia con diciassette elementi in campo (tutti ben differenziati e approfonditi) nel giro di un’ora e mezza. Solo per fare un confronto invito a fare il calcolo dei personaggi approfonditi che appaiono sulla scena nel giro delle varie ore del Signore degli Anelli, e scoprirete che sono meno.

Questo il punto di partenza per capire il film. Che cerca quindi di introdurre elementi più simili ad uno spirito odierno, accentuando le caratteristiche più buffe di Pegasus e aggiungendo vari siparietti comici tra i vari personaggi. La stessa dea, in continuità con caratteri che la Toei proponeva già nella serie originale, e con le sue raffigurazioni più recenti (Sasha) è molto più “ragazzina” che “dea”.

 

"Semplici ragazzi... forse troppo semplici?"

 

 In tutto questo però interviene la differenza del mezzo espositivo e del pubblico di riferimento. Se uno shonen più consono a questi decenni ha funzionato con il pubblico dell’anime in tv o delle riviste di riferimento, un film si propone molto di più ai vecchi fan storici, che non l’hanno apprezzato. Una sorta di mezza via, troppo diverso in spirito per emozionare i fan storici e troppo simile per trama per essere compreso da chi la storia originale non la conosce affatto, visto che la da, effettivamente, troppo per scontata nelle spiegazioni.

Un film piacevole per una serata con gli amici e per rinvangare vecchi ricordi, ma assai meno gradevole sia per chi la serie non la conosceva sia per chi sperava di riuscire davvero a rivivere tutte le emozioni di un tempo.

In tutto ciò ancora più un errore fu quello di richiamare il cast storico per la versione italiana. Fu chiesto a gran voce da fan che, aspettandosi un diverso tipo di prodotto, non potevano sapere che ogni similitudine eccessiva di richiamo alla serie che speravano di veder trasposta, avrebbe reso ancora più evidenti e dolorose le differenze.

 

 

Tra alcune scelte interessanti già provate in Saint Seiya Omega per differenziare tra loro maggiormente i cavalieri e altre più deludenti nello scontro finale che rendono il tutto assai più videoludico, il film tenta di scontentare il meno possibile decidendo nella maggior parte di rendere sì al meglio il divario tra cavalieri d’oro e cavalieri di bronzo ma, non avendo il tempo di colmarlo, lascia quasi tutti gli scontri aperti e incompiuti.

Un film gradevole se visto col giusto spirito, ma comunque inadatto ad appassionare una platea, ha avuto un successo molto inferiore alle aspettative e costretto anche l’Italia a tenerlo in sala per pochissimo tempo. La grafica è rimasta molto buona, ma se in Capitan Harlock si narrava comunque una storia capace di funzionare anche in modo a sé stante e pensata per colpire un genere di pubblico che Capitan Harlock non lo conosceva, soprattutto statunitense, qui l’operazione è troppo coronata di nostalgia per distaccarsi a sufficienza, e troppo lontana per non far sentire la distanza.
Per riassumere il tutto in una scena, dopo i titoli di coda vediamo uno dei protagonisti soffiare sulle candeline mentre con gli altri festeggia il suo compleanno. Un chiaro riferimento all’anniversario che si sta celebrando. Ma ve li vedete davvero i personaggi che avete amato da piccoli trovare il tempo di festeggiare un compleanno, suonando le trombette, tra tutte le lacrime e le privazioni, che i loro scontri comportavano?

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