Il 5°Clone



Il memoriale di Geremia - Parte 4


L'incontro con Argos

Il nostro cammino continuò per svariati giorni ancora, l'armaiolo con la sua famiglia decise di unirsi alla carovana di mercanti e ci abbandonò, forse era meglio così, era troppo pericoloso per loro rimanere accanto a noi.

Arrivammo finalmente nel territorio elfico, la foresta si faceva sempre più fitta, tanto che temevamo che avremmo dovuto tagliare dei rami per passare, ma sapevamo che gli Elfi adorano le piante... che fare allora?

Avanzammo, stando attenti a rispettare il più possibile la foresta, tanto che quella sera non accendemmo neanche il fuoco, tanto avevamo paura potessero offendersi.

Quella sera udimmo ancora le terra tremare, ma questa volta più forte e senza un vero ritmo, come se fossero più Grifoni ad avvicinarsi. Non eravamo pronti ad attaccare una mandria di Grifoni e per di più in territorio elfico! Cosa dovevamo fare? Gli Elfi adoravano anche i Grifoni?

Scoprimmo presto che il suono proveniva da un punto non bene precisato nella foresta a metà tra la carovana; ordinai a tutti di fare attenzione e di dividere la carovana in due, lasciando un passaggio.

Come per magia vedemmo la foresta aprirsi e tre figure passare in mezzo a noi; dalle dimensioni avrei giurato fossero Grifoni (troppo buio per capirlo), ma non ci attaccarono! Passarono semplicemente!

Storditi dalla paura e dal fatto che eravamo ancora vivi non riuscimmo a dormire bene quella notte.

Il giorno dopo una freccia venne scoccata contro uno dei carri, legata trovammo una lettera... erano gli Elfi che chiedevano un incontro diplomatico!

Ci mettemmo in gran parata e la sera vedemmo la foresta aprirsi come per magia e tre figure cavalcanti Grifoni si fecero avanti. Quello che scoprimmo essere il diplomatico cavalcava un Grifone alato!

Io da parte mia cercai di nascondere le piume che avevo attaccate allo stemma!

Parlammo poco, ma in quel poco avemmo tutto le informazioni necessarie: gli Elfi erano al corrente di tutto, fin da quando eravamo partiti da Taonya, Grifone e processo inclusi. Potevamo accendere fuochi, tagliando il legno necessario, ma non di più. Più avanti la foresta sarebbe divenuta più pericolosa perché era divenuta viva e selvaggia! Gli Elfi ci tenevano sotto continua vigilanza, ma non avrebbero alzato un dito per difenderci!

Il diplomatico ci consegnò un plico su cui erano riassunte le regole da seguire; in oltre ci parlò degli uomini che ci avevano tenuto un'imboscata, essi erano in realtà Astenyti, entrati nell'Esarchia di nascosto ed avevano formato una milizia... da tempo gli Elfi ne erano a conoscenza, ma non erano mai riusciti a trovare il loro covo, utilizzavano qualche espediente a loro sconosciuto per muoversi!

Più avanti sulla strada avremmo potuto incontrare un luogo, un tumulo, che per gli Elfi era un posto molto pericoloso, molti di loro vi erano andati, ma nessuno era mai tornato. Pensammo subito che poteva essere lì il covo delle truppe Astenyte. Ma quanti altri ce ne erano?

Il diplomatico ci lasciò e il silenzio tornò nella foresta, anche quella sera non dormimmo molto bene...

L'indomani riprendemmo il viaggio, con l'immagine di una foresta viva che ci impedisse il viaggio; come poteva combattere una cosa del genere? Soprattutto immaginammo che se anche avessimo cercato di evitare il tumulo, la foresta avrebbe cambiato il sentiero per farcelo incontrare!

Mentre eravamo assorti in pensieri funesti ci accorgemmo che poco distante dalla strada si ergeva una costruzione abbandonata... la andammo ad esaminare.

Era un tempio, non troppo mal ridotto di una divinità antica, semi-dimenticata; Argos il dio degli esploratori. L'edificio era costituito da tre parti; la principale era l'altare del Dio, ornato di disegni molto simili a quelli che avevamo visto nel tumulo del re; una seconda parte era una specie di ostello, dove i viandanti venivano accolti dai sacerdoti; la terza parte, un pò nascosta rispetto alle altre, era un altare, dove si officiavano i riti.

Guardammo a lungo ovunque, il simbolo preferito dal Dio era uno scudo (mostrata sempre la parte interna) e una lancia con un cane e un falco accanto... FALCO? Senza neanche aspettare corsi ai carri e presi il nostro stendardo, con il falco impagliato (avevamo sempre sospettato che avesse qualcosa di sovrannaturale!); nello stesso istante che misi piede nell'edificio principale un'onda di energia e calore mi stordì, cercai di resistere, ma svenni. Al mio risveglio vidi Skyna, ancora intontita e gli altri, completamente svenuti; l'altare si era aperto e una figura (come di un fantasma) vi fluttuava sopra, durò pochi secondi.

Ci avvicinammo non appena riconquistammo un pò di energie e scoprimmo un nascondiglio, in cui trovammo una sfera metallica, delle monete d'oro (particolari con incisioni mai viste) e un papiro!

Lapo prese subito la sfera e guardandola ebbe come un giramento di testa, come se si guardasse attraverso un vetro curvo; io presi il papiro e lo aprii, sapevo benissimo che non si deve leggere ad alta voce i papiri degli Dei! (regola); lo lessi mentalmente, era la preghiera del viandante.

Dentro al papiro, una volta srotolato, trovai l'emblema del Dio su di una spilla, l'ordine di Argos!

Capii che la Dea Sorte mi aveva messo di fronte ad una scelta, di cui ancora non conoscevo le conseguenze... accettai l'incarico e divenni sacerdote del Dio Argos, mi appuntai la spilla e chiesi a Lapo di passarmi la sfera; con essa avevo la possibilità di guardare i luoghi che avevo già visitato come se fossi lì in quell'istante. Guardai un pò ovunque, poi cercai di concentrarmi sul tumulo che gli Elfi temevano, ma non riuscii a vedere granché.

Ero divenuto un seguace di Argos; mi inginocchiai davanti all'altare e lessi ad alta voce il plico, recitando la preghiera, assieme a Lapo e a Skyna. Finito di leggerla mi alzai e mi accorsi di avere acquisito la capacità di parlare con i cani (più in là mi accorsi che valeva anche per i falchi) .

Frugammo anche nel piccolo altare, ma trovammo che la porta era bloccata; come sacerdote di Argos,però, avevo diritto ad entrare, quindi forzai la porta... al suo interno trovai molti voti al Dio e una statua in oro con gli occhi in rubino raffigurante Argos... era tutto molto strano perché il tempio non era difficile vederlo dalla strada, eppure sembrava la prima volta che qualcuno entrasse in quei luoghi da molto tempo!

Trovai anche dei cofanetti in cui era custodito l'oro del tempio, ma i miei compagni avendolo visto ne vantarono subito diritto... non ebbi scelta che quella di nascondere di nuovo i cofanetti e impedire ai miei "amici" di impadronirsene, d'altronde ero l'unico sacerdote del tempio lì!

Decidemmo di lasciare tutto come lo avevamo trovato e di prendere quello che poteva essere rubato, promettendomi di tornare per ricostruire l'onore e la gloria del tempio.

Lapo mi chiese di mandare i cani a setacciare la zona, idea non malvagia, perché trovarono una fossa comune in cui trovammo molti sacerdoti e molta gente con quell'anello di bronzo al dito; il tempio doveva essere caduto dopo una battaglia sanguinolenta e violenta, ma i sacerdoti dovevano avere vinto, perché nel loro culto c'è il rispetto per i morti!

Decisi di tornare all'altare e pregai per tutti i morti che avevamo incontrato, cominciando per il figlio dell'armaiolo; affinché trovasse la strada per la salvezza.

Salimmo tutti sui carri e riprendemmo il viaggio, Duccio si arrabbiò con noi perché avevamo perso troppo tempo...

Continuammo a viaggiare notte e giorno per recuperare il tempo perduto, fino ad arrivare, quasi esausti, in una vallata.

La zona era un'antica porta imperiale, di cui rimanevano la roccaforte e alcune mura di cinta. Riuscimmo ad entrare, pensando che le mura ci avrebbero protetto da eventuali banditi.

Potemmo riposarci ed esplorare la zona per comprendere la conformazione della valle. Io ero entusiasta della Sfera che non smettevo mai di utilizzarla, decisi di dargli un nome: "GPS". GeoPlanificatoreSferico.

Quella notte dormimmo tranquilli, quelle mura ci infusero coraggio, anche se la solita vocina mi gridava che ogni vantaggio donato si  sarebbe dimostrato come un aumento della forza del nemico (regola).

La pagina seguente è stata strappata dal forte vento quando sorvolammo l'Esarchia in ricerca del sigillo per lo scettro del potere.

L'eletto

Non sapevamo ancora se dovevamo ringraziare per essere in vita o piangere per tutti gli uomini che quella sera erano morti. L'intera compagnia del Pugno era scomparsa, Yorik era morto, Duccio si era salvata perché il capo delle nostre guardie gli aveva salvato la vita... a costo della sua.

Ecco, la Sorte aveva raccolto tutta la gioia che avevamo vissuto fino ad allora...

Nessun regalo dell'Esarca di Modenya riuscì a darmi la benché minima felicità, bastava pensare a quanto ci fosse costato...

Avevamo diritto ad un castello nostro, decidemmo che la roccaforte (oramai un cumulo di rovine) sarebbe divenuto un ottimo luogo, in modo da ricordare gli avvenimenti.

Il tumulo temuto dagli Elfi si rivelò un villaggio di mutaforma, l'Esarca decise che dovesse rientrare nella nostra giurisdizione, come una parte del Manto Verde: ancora una volta la nostra audacia era messa alla prova, nessuno infatti sapeva se saremmo riusciti a metterli d'accordo, ma forse questa era già scritto nel disegno degli dei.

La prima notte a Modenya non la scorderò mai; di sicuro non feci molte amicizie al tempio di Argos; e soprattutto essere rinchiuso in una cella non si accosta bene all'immagine di un sacerdote!

Passarono alcuni giorni, giusto il tempo di riprenderci dalle nostre fatiche che, una mattina, venimmo tutti convocati dall'Esarca di Modenya al tempio di Vargas (il padre del Dio Argos), Dio della saggezza.

Oramai eravamo dei nobili e rifiutarsi di presentarsi era più un atto da vili mercenari (forse non proprio così vili!).

Fummo accompagnati fino alle porte del tempio, credo che nessuno di noi se ne rese conto subito, tale era impressionante, ma l'intero tempio sembrava un unico diamante (un vero diamante!).

Arrivammo fino ad una sala, mezza oscurata, in cui si riusciva a vedere appena. Uno dei sacerdoti di Vargas si presentò e cominciò a farfugliare qualcosa a riguardo di un sigillo, uno scettro e del il ritorno de "L'ELETTO". Non appena fu pronunciata questa parola, un fascio di lice tagliò l'oscurità, ferendola. Gaio rimase ebetito nel vedere che la luce lo seguisse ovunque e che in effetti illuminasse solamente lui!

Nessuno di noi diede molta importanza al significato di "eletto", tanto anche se avessimo chiesto ci avrebbero dato risposte vaghe e illusorie; trovammo molto più utile divertirci a pronunciare la parola "magica" nei momenti più imbarazzanti giusto per scherno. Non ci volle molto che Gaio cominciò a odiare l'idea stessa di essere l'ELETTO! (luce prego!).

Ripreso il controllo il sacerdote di Vargas ci portò di fronte ad un immenso libro, le cui pagine a prima vista sembravano bianche. Cominciò a parlarci dello scettro del potere, andato perduto secoli addietro dopo l'ultima battaglia contro gli Astenyti. Le pagine per magia si riempirono di immagini, rievocando quegli antichi avvenimenti. Nel momento stesso in cui fu nominato lo scettro ebbi la chiara visione di un Drago, ma non uno qualunque, uno di quelli che avevo studiato quando mi dedicai ai miti antichi.

GRAYFLAME, una leggenda più che un mito; un drago che sarebbe sopravvissuto nei secoli, carico di magia e di saggezza.

Ma cosa centrava un drago (che forse non era mai esistito) con lo scettro del potere? E cosa centravamo noi con tutto questo?

Presto detto, gli Astenyti avrebbero attaccato, l'unica speranza per respingerli era quella di ritrovare lo scettro, che solo il discendente dell'imperatore avrebbe potuto utilizzare!

Perché noi? E' vero avevamo dimostrato una certa capacità, ma perché noi?

Il nostro futuro era già segnato, ma dove cercare lo scettro? Non ci fu risposto, solo l'Eletto (luce!) "forse" avrebbe potuto rispondere!

Uscimmo dal tempio e decidemmo che avremmo potuto cominciare per andare ad dare un'occhiata alla valle della Luna, il territorio dell'Eletto (luce!), in ogni caso era questa la nostra intenzione.

Facemmo quindi i preparativi e ci rifornimmo da uno strano essere conosciuto come "Jack l'orchetto", il suo magazzino era pieno zeppo di tutti gli oggetti magici possibili (molti non proprio magici!). Passammo molto tempo lì dentro e alla fine ne uscimmo con un carro a vapore (nuova tecnologia in voga nell'esarchia)  che si poteva rimpicciolire tanto da metterlo in tasca e una serie di piccoli attrezzi utili!

Skyna prese una spada che tagliava "qualunque cosa"; Porfirio prese delle scatolette che potevano contenere una gran quantità di cose; Lapo credo che prese uno scudo, ma in effetti non mi interessai a nulla di quel negozio;  invece decisi di andare a comprarmi un falchetto, SKYEE (che non ha nulla di magico ben inteso!). Chiedemmo anche all'Esarca di prepararci dei mezzi particolari, dei "dirigibili"; slitte sospese nell'aria per mezzo di un pallone!

Duccio decise di rimanere al "castello" per dirigerne i lavori (povero castello), ci avrebbe raggiunto dopo. Oramai i preparativi erano fatti, non rimaneva che partire...

Fu in quel momento, ma non ricordo se ci fu presentato dall'Esarca stesso, che conoscemmo il nostro primo Goblin cavalca lupi! A dire il vero mi parve del tutto familiare (CAVOLO IO QUESTO L' HO GIA' VISTO!). Tutto d'un colpo mi ritornarono in mente la parole di Ratinus (quando ancora non sapevamo fosse lui): "E' un essere di FANTASIA!" .

FANTASIA UN CORNO!!! Era lì davanti a me che ci chiedeva se avevamo bisogno dei suoi servigi!

Questa Ratinus me la paga! Prima o poi!

Senza farci troppe domande lo assoldammo come guida (in effeti furono molte le domande che non ci chiedemmo, perché formalizzarsi su un nuovo compagno?), la direzione che volevamo prendere era verso il territorio dove un tempo il goblin aveva vissuto e lui la conosceva molto bene.

 

 

La valle della luna calante

 

Eravamo soli e senza meta, l'unica cosa che potevamo fare era errare in cerca di indizi. Venimmo a conoscenza dell'esistenza di un altro grande mago "Biblius", forse lui avrebbe potuto aiutarci nella ricerca!

Il goblin ci condusse a spasso per l'esarchia fino a che non decidemmo che seguire Biblius era inutile ed una perdita di tempo; ancora non sapevamo se Grayflame centrasse qualcosa con lo scettro, figurarsi Biblius con Grayflame!

Ci dirigemmo così verso la valle della luna calante.

Ci vollero molti giorni, ma alla fine ci arrivammo senza troppi problemi, ma di sicuro non ci aspettammo la reazione della gente!

Fummo acclamati a furore di popolo!

Ebbene sembra che l'Esarca di quella regione fosse un "tantino" superstizioso e che avesse saputo da voci certe che Gaio era L'ELETTO (luce prego!). Ovunque nelle strade effigie di Gaio erano appese, mandrie di persone cercavano disperatamente di raggiungere la mano dell'ELETTO (luce!) per ottenere una qualche sorta di benedizione!

Manca a dirlo fummo accolti come dei RE! (Gaio a dire il vero, noi eravamo i servi del RE)

La città in cui fummo accolti era qualcosa di spettacolare e allo stesso tempo mostruoso! 

Era una roccaforte nella roccaforte!

Ultimo baluardo contro gli Astenyti, era cresciuta più come un muro di cinta che come città. Se fosse caduta nulla avrebbe più bloccato l'invasione!

Subito la folla chiese a Gaio di fare un discorso, di cui devo confessare non ricordo una sola parola, ma qualunque cosa avrebbe detto avrebbe avuto lo stesso effetto!

In quel mentre vidi Costanza che fissava un gruppetto di persone le quali, all'improvviso presero e se ne andarono; forse per istinto, o forse solo per esercitarmi con il GPS cercai di focalizzarli e di capire dove andassero. Fiasco, diedi a Skyee l'immagine che avevo dei tipi e gli chiesi di andare a controllare alla porta principale controllando quale direzione avrebbero preso. Anche qui fiasco!

Forse era solo una impressione, ma pensai che li avrei rincontrati comunque da lì a qualche giorno.

Fu in quella città che ci fu detto che avremmo dovuto dirigerci verso il monte Arion, era lì che nell'antichità si nascondeva (si fa per dire) il drago Grayflame! L'Eletto (luce!) e il monte Arion, c'era di cui scrivere per generazioni!

Ci riposammo lì per qualche giorno, ma decidemmo che sarebbe stato meglio ripartire più in fretta possibile!

Non mi soffermerò a parlare a lungo su quello che accadde in quella città di "Pagani", che credono in facezie tali quella dell'Eletto (luce!)!!

Partimmo in direzione dei monti, alcune voci ci avevano detto che Biblius si trovava da quelle parti, ma in effetti la nostra meta era il Monte Arion!

Le montagne si mostrarono quasi da subito ostili e piene di animali feroci. Un giorno mentre cercava di salire per un cammino assai stretto fummo attaccati da strani esseri di forma umana. Lapo cercò di comunicare con loro, grazie ad un elmo particolare (con cui si riesce a parlare e a capire qualunque lingua), ma non sortì effetto; allora fu il mio momento, con tutto il mio carisma intimai loro di andarsene e di lasciarci in pace o con la nostra forza li avremmo "schiacciati", mentre Lapo, Porfirio e Gaio diedero sfoggio delle loro nuove conoscenze nelle arti magiche, creando un fuoco bluastro sopra la loro testa, cercando così di spaventare quelle strane bestie!

Purtroppo la scelta delle mie parole, non fu delle più appropriate, in fatti quelle creature erano su di un piano al di sopra di noi; cominciarono allora a prendere delle pietre, forse inspirati dalle mie parole!

Non avemmo altra scelta che sterminarli!!

La battaglia durò poco, si rivelarono molto lontani della nostra portata!

Raccogliemmo le nostre cose e continuammo a salire... poco dopo incontrammo una piccola grotta, dove decidemmo di fermarci.

La strada continuava ancora per molto a salire, ma rimaneva sempre molto stretta, timoroso di rimanere bloccato un'altra volta tra tre fuochi (alto, avanti e dietro) decisi di mettermi a costruire una slitta dirigibile. Fui distratto dal vocio dei miei compagni che all'interno della grotta sembravano avere trovato qualcosa, interessatomi lasciai il mio lavoro ed entrai anche io.

Dopo pochi minuti un rumore e un tonfo, cademmo tutti nell'oscurità più profonda. Una frana aveva chiuso l'ingresso, le piogge dei giorni prima aveva reso il terreno estremamente instabile. Ci mettemmo subito a cercare una via di fuga, ma sembrava proprio che l'uscita fosse da dove eravamo entrati, solo che non appena toglievamo un pò di terra ne entrava il doppio!

Sembrava che tutta la collina sarebbe "colata" dentro la grotta, se avessimo continuato a scavare.

Decidemmo allora di puntellare la parete con i"resti" del dirigibile che avevo cominciato a costruire, rimasto fuori e preso in pieno dalla frana!

Utilizzammo il mio scudo per impedire il crollo e uno ad uno riuscimmo ad uscire da quella trappola!

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