Il 5°Clone



Doctor Strange (2016)

Regia: Scott Derrickson
  Cast: Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Rachel McAdams, Tilda Swinton, Benedict Wong, Mads Mikkelsen
  Genere: Fantasy, Azione, Supereroistico
  Produzione: Marvel Studios
  Data di uscita italiana: 26 ottobre 2016
  Durata: 1,55 ore
  Nazione: USA

 

 

 

Nel 1963, nello stesso periodo in cui sugli schermi televisivi anglosassoni stavano per apparire i primi episodi di Doctor Who, un dottore inglese appariva sulle pagine di Strange Tales. In una casa che rispetto alla concorrente sarà ricordata per una maggior dose di genere fantasy, Stan Lee non si era ancora accorto del potenziale che le sue storie potevano portare in tal senso, tanto che la magia asgardiana stava finendo per essere di scarso conto rispetto all’esser Thor l’ennesimo supereroe proveniente da un mondo tecnologicamente avanzato. Assai influente nel risistemare la questione fu l’operazione fortemente voluta da Steve Ditko, con cui si decise di creare un mago veramente bizzarro in modo tale da toccare temi e dimensioni finora inesplorate. Riuscirà la Marvel a giungere allo stesso risultato anche al cinema?

 

 

 

Per intanto la morale del film potrebbe essere riassunta in: non guardate il cellulare quando guidate.  Pericoloso. Anche sopravvivendo potreste perdere qualcosa di prezioso. E se la cosa è stata utile al rinomato dottor Steven Strange, la cui ragione del successo è stata colpita con precisione chirurgica dalle schegge di vetro, potrebbe non esserlo a voi. Si reca infatti sulle montagne dell’Hymalaya, per cercare una nuova forma di medicina, che passa per la magia, la meditazione poco meditata e quant’altro di mistico-orientaleggiante potessero inserire nel film.

Il tutto per proteggere tre santuari che, con grande improbabilità storiografica rispetto ad un ampio ventaglio di possibilità di luoghi magici attivi da ben più tempo che costoro nascessero, si trovano esattamente a Hong Kong, Londra e New York.

 

 Prima regola per essere un buon mago: mai soffrire di vertigini.

 

Il film non propone una sola frase che non aveste già sentito, fosse il film Matrix, Karate Kid o Kung Fu Panda, e si presenta come un concentrato di già sentito dire, per una pellicola che non fa altro che ripetere cose già utilizzate nei suoi predecessori senza farsene sfuggire neanche una. Persino la magia dell’Antico diviene così un mix incontrollato tra magia harrypotteriana coi libri e la scuola, medicine alternative miste e arti marziali rapidamente apprese, in una situazione in cui i severi maestri dagli occhi a mandorla sono stati sostituiti da guru un po' new age più vicini al nostro tempo. In quest’atmosfera di familiarità assoluta gli ingredienti permettono allo spettatore di entrare il più rapidamente possibile nel film, col minimo stupore possibile per il nuovo contesto, riservando ogni sorpresa ai momenti in cui gli incantesimi vengono effettivamente utilizzati, tanto che dopo poco lo spettatore si troverà più in sintonia con gli altri normali umani presenti sulla scena, rispetto ad uno Strange che ci metterà molto poco a passare da grande dottore a grande mago, entrambi di difficile immedesimazione.

Eppure è forse in questo che Dottor Strange può aiutare la Marvel assai più di quanto abbiano fatto Starlord e Ant-man, così appetibili e così vicini al cuore del pubblico (rispetto ad un contesto fuori dal comune) da rischiar di divenir tra loro identici e talvolta piatti. Starlord è la nostra via di accesso ad una galassia di alieni senza i quali il personaggio non starebbe in piedi, umano appassionato della nostra musica un po' desueta tra un’assassina verde, un uomo viola che non capisce i giochi di parole, un procione alcolizzato e un treant monobattuta.  Strange è effettivamente estraneo per primo, capace di prendere il ruolo che spettò finora ad Iron-man (unico con cui infatti condivide tratti di aspetto fisico) e di surclassarlo una volta che Robert Downey Junior sarà troppo stanco del ruolo.

 

 

"Dimentica tutto quello che credevi di sapere..." "Di nuovo?!"

 

Il cromatismo messo in scena inizialmente può lasciare un po’ perplessi, fino a che non ci si accorgerà del fatto che ogni scena ambientata nel contesto statunitense è tinta di un azzurro ospedaliero mentre il giallo copre le città orientaleggianti, per evidenziare ancor più le esplosioni di colore per gli incantesimi e i passaggi ai mondi magici. Riguardo a queste ultime, pur essendo solo giochi di CGI, è piacevole vedere un altro film senza troppo timore di mettere in mostra il suo fantasy.

Strange negli anni '60 risolveva ogni storia tramite un mantello della levitazione, un occhio di Agamotto che gli conferiva il potere necessario a vincere in quella vicenda (perché poi non venisse più usato), il corpo astrale e un trucchetto di zeroesimo livello che di solito funzionava solo perché gli avversari erano troppo sicuri di loro. Buono a vedersi come l’ultimo sia stato escluso e come gli altri sian stati ben migliorati, con l’occhio di Agamotto provvisto di un potere ben definito, quanto mai utile a generare uno scontro finale assai ben riuscito.

 

Cosa ci fa in mezzo a tutte quelle luci? Ve lo spiegherà molto chiaramente...

 

Doctor Strange rivivifica il genere, portando alla Marvel il primo supereroe di seconda generazione capace per background, struttura personale e poteri (perché anche quelli servono) di tener testa al primo gruppo di Avengers. L’attore che lo interpreta supera per talento la stragrande maggioranza (per non dire la totalità) di quelli finora utilizzati. Che sia forse lui il prossimo leader per la battaglia contro Thanos?

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