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Il viaggio della Jerle Shannara (trilogia)

Titolo: Il viaggio della Jerle Shannara: La strega di Ilse, Il labirinto, L’ultima magia
Genere: Fantasy
Editore: Oscar mondadori
Autore: Terry Brooks
Anno: 2002-2003
Formato: 440, 349 e 318 pagine
Prezzo: 9,50€ cadauno

Il cadavere di un principe elfo sparito anni prima in una spedizione viene rinvenuto dalla pattuglia di roc. Il suo ritorno ha implicazioni tali da muovere grandi forze nelle Quattro Terre, con la possibilità di rendere futile, al confronto, il conflitto territoriale tra la federazione e gli elfi.

Terry Brooks lo presentò come il suo capolavoro. È riuscito a renderlo tale?

Premessa

Perchè una recensione unica per tre libri? Perchè a mio avviso Il viaggio della Jerle Shannara non è una trilogia, ma un unico libro diviso in tre parti. Questo non solo perchè è un’unica storia, in fondo anche Il Signore degli Anelli lo è, ma perchè non sviluppa neanche nuove sottotrame, non introduce nuovi personaggi (vengono tutti presentati nel primo, eccetto una tribù di indigeni pressochè irrilevante ai fini della storia) e i primi due libri sono uno più inconcludente dell’altro.

La ciurma

Il primo libro (La strega di Ilse) serve principalmente a presentare i vari personaggi. Sono una quindicina circa, ma Terry Brooks riesce a dare vita a ciascuno di loro e a far sì che nessuno di venga dimenticato: dal carpentiere al cambiatore di forma, dalla veggente al druido, dall’ex capitano degli elfi al principe, dal capo dei pirati a sua sorella. Nonostante la quantità dei membri dell’equipaggio della Jerle Shannara non c’è bisogno di un indice dei nomi per destreggiarsi al meglio tra loro.

Il principale problema? Che l’autore sembra più capace nel gestire i personaggi secondari rispetto a quelli primari, che sono, fin troppo spesso, irrimediabilmente piatti. A partire dal protagonista, Bek Ohmsford, che sembra crescere a detta di tutti coloro che lo incontrano, eccetto che dal punto di vista del lettore. Colui che dovrebbe subire un’iniziazione non cambia di una virgola.

Si prosegue col coprotagonista, Quentin Leah, il cui ruolo scema via via, fino a che l’autore stesso, consapevole di aver creato un personaggio estremamente limitato, tende a scordarsene e a metterlo da parte.

Unico del trerzetto principale che riesce ad avere una qualche rilevanza è il principe degli elfi Ahren Elessedil, ma sempre ben al di sotto di molti altri personaggi meno importanti, ad eccezione del druido, che riesce ad essere sempre enigmatico senza alcun motivo e senza alcuna spiegazione finale convincente.

Stesso dicasi per i rapporti tra personaggi e le storie d’amore che si sviluppano a bordo della nave volante: l’unico che viene portato ad un lieto fine è l’unico buttato male, sviluppato in modo pessimo e creato chiaramente solo per puro e semplice fanservice, tra l’altro distruggendo uno dei personaggi più riusciti sulla scena pur di farlo…

Fantasy contro fantascienza

E’, però, col secondo libro (Il labirinto) che Terry Brooks, almeno per questa trilogia, dà il meglio di sé. Perchè, per chi non lo sapesse, il mondo in cui sono ambientate le vicende è un post-apocalittico, in cui a seguito di un qualche conflitto atomico il mondo si è trasformato in una sorta di fantasy. Quindi quando si va a cercare una conoscenza legata al mondo antico, chiaramente una volta trovata a difenderla ecco che si appronta un bel macchinario robotico supercomplesso.

Ecco così la fusione tra i due generi: da una parte una sorta di HAL 9000 che vuole uccidere tutti coloro che entrano nel suo dominio o che possono attentare alla sua programmazione, dall’altra il classico dungeon fantasy con gli eroi che cercano il tesoro distruggendo tutti i mostri e le trappole, e lo strano mix a più riprese funziona anche.

Unica forte critica che sotto questo punto di vista mi sentirei di fare all’autore è la scelta del nome: perchè, se ha effettivamente smesso di scopiazzare Tolkien, il fatto che il mostro meccanico partecipe della fine del mondo moderno si chiami Antrax, si comincia a pensare che l’ispirazione del libro sia venuta da tutt’altro, specie scoprendo che in inglese si chiama Antrax quello che in italiano è stato tradotto Ansaslax.

Gli antagonisti

Qui tocchiamo i punti maggiormente dolenti della storia e quelli a cui, non a caso, è dedicato il terzo e meno riuscito dei libri della trilogia, “L’ultima magia”. Sempre non per caso, la parte a loro dedicata si interseca fortemente col poco riuscito protagonista. Due sono i grandi nemici che si confrontano con l’equipaggio della Jerle Shannara, escluso Antrax: la Strega di Ilse e il Morgawr.

Una nota di colore: ogni libro trae il nome dall’antagonista di riferimento (“Il labirinto” in inglese si intitola “Antrax” mentre l’enigmatico “L’ultima magia” in originale si intitola “Morgawr”)

La Strega di Ilse è un personaggio che l’autore stesso non sembra saper gestire. Crede ad una storia che fa acqua da tutte le parti, è cattiva ma non troppo, quando uccide lo fa con dolcezza, si vanta troppo delle sue capacità e, sul momento più importante, l’autore la blocca e trascina la sua assurda storia per qualche centinaio di pagine per poi farla rispuntare fuori assurdamente riaggiustata. Un mutamento troppo lento prima e troppo rapido dopo.

Il Morgawr già se la cava meglio, perchè se a ben pochi lettori potrà fare effetto la scena in cui cambia volto, l’incipit de “L’ultima magia” in cui si sceglie l’equipaggio non è niente male, e nemmeno le parti in cui si muove e come viene talvolta ingannato lo mettono in cattiva luce. Ciò che però non funziona nel Morgawr è che, più che un grande antagonista, all’interno delle dinamiche sembra un riempitivo, quasi fosse messo per tappare il buco di un male assoluto e mettere a tutti i costi un nemico da sconfiggere senza dubbio alcuno, tanto che il suo duello finale è abbozzato e gestito molto male. Una trovata carina, ma nulla più…

In definitiva?

Ben gestiti sono gli scontri sulle navi volanti (aspetto su cui non mi sono dilungato, ma che meriterebbe ) e ottimamente gestite sono le sottotrame e i personaggi secondari. Se solo Terry Brooks avesse avuto la capacità di gestire allo stesso modo anche trama e personaggi primari, oltre ad accorciare la terza parte (i primi due libri scorrono molto di più), il risultato sarebbe stato decisamente migliore.

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